“Annie Jr. – Il Musical”: intervista a Fiorella Nolis

annie jr

Sabato 14 e domenica 15 febbraio (doppia replica entrambi i giorni alle 15 e alle 18) al Teatro degli Angeli di Milano va in scena il musical “Annie Jr” (biglietti qui). A portarlo in scena è la Piccola Compagnia della Children’s Musical School – CMS Academy di Milano, storica realtà formativa attiva dal 2009 e punto di riferimento per un percorso serio e strutturato di avvicinamento al teatro musicale, ispirato a modalità e standard professionali, pur rimanendo in un contesto educativo. La nuova produzione è affidata alla regia e alle coreografie di Fiorella Nolis, performer con una lunga esperienza in numerosi musical italiani di successo e oggi figura di riferimento nel panorama coreografico dedicato al mondo kids.

Che musical è Annie Jr?
Annie Jr. è un grande classico del musical, portato in scena da tantissimi anni perché è diventato un cult. Racconta la storia della bambina dai capelli rossi, di cui esistono moltissime versioni. La nostra è quella teatrale classica, la stessa rappresentata a Broadway, ma nella versione dedicata ai diritti per l’infanzia, quindi proprio la versione “Junior”.

La protagonista, Annie, è un’orfanella che vive in un orfanotrofio e viene adottata per un periodo dal milionario Oliver Warbucks. Grazie a lui troverà una nuova famiglia e una nuova felicità. Il tema è molto attuale: la lotta per migliorare la propria condizione e la resilienza di Annie nel voler cambiare la sua situazione. È un messaggio molto positivo, soprattutto per i giovani.

A livello musicale, invece, come si inserisce la musica nella narrazione?
Nei musical più importanti la musica valorizza la storia e, insieme al testo, porta avanti il racconto, come nei migliori classici del genere. Qui è una componente fondamentale e protagonista. Ci sono tanti brani famosi, tra cui It’s a Hard Knock Life, che nella nostra versione diventa Vita che non va, la celebre canzone cantata dalle orfanelle di Miss Hannigan. La musica è davvero centrale nello spettacolo.


Che genere musicale prevale nei brani?
Sono brani classici del musical, alcuni rivisitati, ma lo stile resta quello tipico del musical tradizionale, con influenze pop.

Com’è lavorare con bambini e ragazzi?
Per me è un’esperienza di oltre vent’anni. È molto impegnativo perché, oltre alla parte coreografica e registica, c’è tutta una dimensione psicologica. Il coreografo, il regista e l’insegnante sono anche guide per i ragazzi. C’è quindi sia un fattore artistico sia uno umano, che viene sempre prima di tutto. Proprio perché si tratta di giovani, il ruolo educativo è fondamentale e, per certi versi, è persino più impegnativo che lavorare con professionisti.


Come dovrebbe comportarsi un genitore con un figlio che vuole intraprendere questo percorso? E cosa invece dovrebbe evitare?
Innanzitutto dovrebbe lasciare che il figlio studi ciò che desidera: danza, canto, recitazione sono discipline utili non solo artisticamente ma anche umanamente. La recitazione, ad esempio, aiuta a sciogliersi, a diventare più disinvolti e a gestire le emozioni, qualità preziose anche nella vita quotidiana, come a scuola o durante un’interrogazione.

È importante che il genitore faccia da mediatore tra il bambino e l’insegnante, senza sostituirsi a lui. Non deve essere il genitore a voler dimostrare il valore del figlio o a mettersi in prima linea: il percorso deve restare del bambino.

Torniamo allo spettacolo: come sono le coreografie? C’è anche una componente acrobatica?
Le coreografie sono curate da Gabriella Crosignani e partecipano anche le atlete di Fit Kid, campionesse di questa disciplina acrobatica. C’è quindi una parte di danza ma anche una componente acrobatica molto interessante, che aggiunge originalità e valorizza lo spettacolo.


Dopo tanti anni di lavoro con i ragazzi, che effetto fa vedere qualcuno di loro diventare professionista?
È un’emozione enorme. Annie Junior è in scena dal 2013 e tanti ragazzi che hanno partecipato alle varie edizioni oggi sono professionisti e lavorano nei musical italiani di maggiore successo. Vederli sul palco è straordinario: pensare che un tempo erano bambini in scena con noi e ora sono artisti affermati è una grande soddisfazione.

Questo ci fa capire il valore del nostro progetto formativo: non è soltanto un’attività artistica, ma un percorso che insegna cosa significa lavorare davvero in scena e offre una visione concreta di quello che può essere il mestiere del performer.

Ultima domanda: come proseguirà il 2026 della compagnia?
Proseguiremo con le repliche di Annie Jr., ma abbiamo anche nuovi progetti originali che speriamo di portare in scena nella prossima stagione teatrale. Ci piacerebbe continuare con questo spettacolo e allo stesso tempo sviluppare nuove produzioni, sempre con l’obiettivo di valorizzare i ragazzi e promuovere la danza tra i giovani.

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