L’irriverente e brillante Gioele Dix torna, dal 11 al 14 febbraio Teatro Oscar, al timone della scena con un’opera che attraversa stagioni, stili e sensibilità diverse.
In Eccoci Qui, Dix fa dialogare il passato e il presente intrecciandoli con ironia, eleganza e profondità emotiva; tre atti, tre epoche in un unico tema universale… la complessità dei rapporti di coppia. E la coppia in questione è formata da Valentina Cardinali e Francesco Aricò.
Per saperne di più ho chiesto a Francesco: cosa ci racconta Eccoci Qui sull’amore che non cambia mai?
Credo non sia tanto una riflessione sull’amore che non cambia, quanto sulle modalità di incontro possibili e su quanto queste modalità siano state influenzate dai ruoli legati al genere.
Allora cosa lega, se posso, un treno del 1883, una cabina del 1931 e una chat di oggi?
Il fil rouge è l’incontro tra un uomo e una donna. E ovviamente il fatto che, a giocare, i personaggi siamo sempre noi due. E in mezzo il discorso intorno all’amore, certo! Anche se sono storie molto diverse fra loro.
Come si costruisce la continuità emotiva tra tre testi così diversi?
Se la continuità emotiva di cui parli è quella dei fruitori, non lo so. Nel senso che penso sia più un aspetto registico.
Se invece ti riferisci alla nostra continuità emotiva, direi che sicuramente l’energia rimane in circolo, nel senso che quanto generato da noi in un atto, aiuta sicuramente l’inizio di quello dopo.
Infatti la partenza, come credo quasi sempre, è il momento più delicato.
Comunque credo che il pubblico apprezzi questo momento di breve pausa tra un atto e l’altro.
Invece qual è la sfida più grande nel far dialogare stili e tempi, in un unico spettacolo?
Non vorrei sembrare presuntuoso ma secondo me non è una sfida molto difficile, è uno spettacolo leggero in cui si ride; credo sia divertente saltare da un’epoca a un’altra, ma rivedere sempre le stesse due persone creare situazioni buffe. È un bel gioco!
Come cambiano le relazioni, quando cambia il contesto storico e sociale?
In realtà le nostre non sono esattamente tre storie di amore.
Una sicuramente sì e forse è l’unica che poi finisce male; le altre due non lo sono dal principio, ma chissà.
Adesso non vorrei svelare troppo però.
Sicuramente il linguaggio e anche la recitazione cambiano molto e questo arricchisce lo spettacolo secondo me, lo rende più divertente.
Che ruolo gioca l’ironia nel raccontare la fragilità dei rapporti umani?
Sicuramente il linguaggio ironico e direi anche leggero, nel nostro caso, aiuta a riflettere su alcune dinamiche senza troppa sofferenza. Riesci a ridere del dramma, che però non significa che non lo attraversi. Ti puoi immedesimare, puoi vederti, ma ridendo anche di te. Mi sembra sano.
Perché è ancora così difficile capirsi tra uomini e donne?
È una domanda davvero complicata e non vorrei cadere in una risposta piena di retorica.
Quello che penso è che capirsi, indipendentemente dal genere, è lo sforzo che dobbiamo fare sempre.
Magari non ce la facciamo ma dobbiamo tendere a quello.
Il teatro può ancora insegnarci a comunicare meglio, o si limita a mostrarci quanto siamo irrimediabilmente incomprensibili?
Oddio! Alcune domande sono difficili per me.
Non so se il teatro abbia una funzione prettamente didattica, penso di no. Sicuramente questo spettacolo non ha la pretesa di insegnare nulla.
Il teatro è specchio o lente d’ingrandimento? In Eccoci Qui quale delle due funzioni prevale?
Mi piace pensare che sia entrambe, anche perché, generalmente, osserviamo i fenomeni da vicino per capire sempre qualcosa in più di noi.
Lo spettatore, di oggi, si riconoscerà più nel Feydeau ottocentesco, nella Parker anni ’30 o nella coppia digitale contemporanea?
Dipende dallo spettatore.
Sicuramente escluderei Feydeau, ma credo che alcuni si possano ancora riconoscere nelle dinamiche della Parker. Almeno dalle prime repliche bresciane mi pare così.
I più giovani direi nel terzo.
Chi verrà a vedere Eccoci Qui cosa porterà a casa: risate, riflessioni o entrambe?
Sì direi entrambe, anche se penso (e spero) più risate!
Gioele Dix firma il testo contemporaneo, oltre curare la regia, poteste invitare Feydeau e Parker a vedere lo spettacolo, come fareste per invogliarli a venire a vedere Eccodi Qui?
Un omaggio a nome Feydeau e un omaggio a nome Parker!
Anzi, due ridotti operatore!
Dal brio farsesco di Georges Feydeau (1883) alla sottile ironia di Dorothy Parker (1931), fino a un testo originale firmato dallo stesso Gioele Dix, il pubblico attraversa un secolo di dialoghi, silenzi e incomprensioni, scoprendo quanto poco sia cambiato il cuore umano.
1883 – Amour et piano di Georges Feydeau
Una commedia brillante e farsesca di equívoci ambientata in uno scompartimento di treno. Tra porte che sbattono e malintesi, emergono le dinamiche comiche e profonde di un rapporto allo sbando.
1931 – Here We Are di Dorothy Parker
Un testo ironico, elegante e tagliente che dà il titolo allo spettacolo. Ritrae due giovani sposi in viaggio, alle prese con silenzi imbarazzanti, parole non dette e incomprensioni che diventano delicatamente esilaranti.
Epoca contemporanea – testo originale di Gioele Dix
Una coppia moderna affronta ansie e fragilità alla luce dell’era digitale: tra telefonini e dialoghi sospesi tra reale e virtuale, emergono cortocircuiti sentimentali tipici del nostro tempo.
Che dire, dall’Ottocento ai telefonini, passando per treni, battibecchi e pianoforti: Valentina Cardinali e Francesco Aricò ci guideranno con ironia e talento in un viaggio tra incomprensioni e irresistibili cortocircuiti sentimentali.
Tre epoche, tre coppie, un solo eterno enigma: capirsi tra uomini e donne è davvero possibile?
Per scoprirlo bisogna andare al Teatro Oscar!
dal 11 al 14 febbraio
drammaturgia e regia Gioele Dix
con Valentina Cardinali e Francesco Aricò
foto Ilaria Vidaletti per gentile concessione del Centro Teatrale Bresciano
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