Il Giardino delle Esperidi Festival: XXII Edizione

esperidi

Da sabato 27 giugno a domenica 5 luglio torna Il Giardino delle Esperidi, festival di performing art nel paesaggio organizzato da Campsirago Residenza con la direzione artistica di Michele Losi, giunto quest’anno alla sua XXII edizione. Ancora una volta scenario di spettacoli, performance site specific, esperienze itineranti in cammino e concerti è la natura del Monte di Brianza, del Parco del Monte Barro e del Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone: boschi, antichi sentieri romanici, campi e prati sono il contesto paesaggistico delle esperienze artistiche del festival che si contraddistingue per la sua capacità di unire arti performative, natura e comunità. Cuore del festival è Palazzo Gambassi − sede di Campsirago Residenza − nel borgo medievale di Campsirago (comune di Colle Brianza): un palazzo del XV secolo, a 700 metri d’altezza, immerso nei boschi di castagno e robinia. Come sempre, Il Giardino delle Esperidi è un festival diffuso: gli spettacoli dell’edizione 2026 vanno in scena anche nel borgo di Mondonico del comune di Olgiate Molgora, a Villa Sirtori di Olginate, nel piccolo comune di Ello, nel meraviglioso paesaggio dell’antica cascina di Figina, nei Giardini di Villa Bertarelli per concludersi nella suggestiva Chiesa di San Michele al Monte Barro (Galbiate), rimasta “a cielo aperto” dopo il crollo del tetto nel 1939.

Peculiarità delle Esperidi è quella di intrecciare linguaggi del contemporaneo (teatro, danza, performance site specific, musica), sperimentazione e pratiche performative itineranti, radicandosi in una dimensione partecipativa e dando vita a una comunità temporanea: artisti e spettatori si incontrano per vivere un’esperienza condivisa. Il pubblico non viene solo ad assistere alle singole opere, ma è invitato ad attraversarle, spesso fisicamente, in cammino, in ascolto, in relazione con gli altri e con il paesaggio. Il pubblico diventa così parte attiva di un unico grande dispositivo performativo diffuso. Un’altra delle caratteristiche delle Esperidi è proprio l’invito a trascorrere al festival un intero giorno o fine settimana, unendo spettacolo dal vivo, convivialità e contatto con la natura. Il festival si conferma come un laboratorio di pratiche artistiche, in cui le arti performative diventano anche strumento per ripensare il nostro rapporto con l’ambiente e il territorio.

Con questa XXII edizione de Il Giardino delle Esperidi Festival, costruiamo una comunità sensibile, preziosa che si muove nel buio e nella luce, in una danza radicale. Per un giorno e sette notti abitiamo il Monte di Brianza con performance tra boschi e sentieri. Siamo orizzonte che si muove lento.

Teniamo lontano il fragore delle guerre globali, oltre la montagna e il fiume. Ci affacciamo all’altra faccia della luna. Attraversiamo il giorno e la notte, dall’alba al tramonto e dal tramonto all’alba. Creiamo alleanze inedite con gli uccelli notturni. La luce della natura rimanda la sua bellezza sul sorgivo, l’originario. È indifferente se siano Dioniso, Pan o Ecate a guardarsi nell’umano, o l’umano a vedersi in loro. Bisogna continuare a guardare alle storie antiche e accompagnare il performativo al rito. Perché è insieme a queste storie, a queste schegge scarnificate, che noi produciamo noi stessi. (Michele Losi, direttore artistico)

Cuore esperienziale e progettuale della 22ª edizione sono i due grandi eventi specialiLa notte di Ecate nella notte del 30 giugno ed Errando per antiche vie, Cap. 2 Il Buddha silente del Monte di Brianza a chiusura del festival il 5 luglio − che condensano e amplificano le linee di ricerca del festival. La notte di Ecate si configura come un dispositivo performativo notturno, un articolato percorso dal tramonto all’alba in cui natura, teatro e danza si intrecciano in una drammaturgia diffusa: il pubblico, suddiviso in tre gruppi, attraversa diverse stazioni esperienziali vivendo la notte come soglia percettiva e trasformativa, in dialogo con l’archetipo di Ecate e con una dimensione profondamente liminale. Errando per antiche vie, Cap. 2 Il Buddha silente del Monte di Brianza, è invece un cammino performativo di 16 ore dall’alba al tramonto, che attraversa sette luoghi tra il borgo di Mondonico e il Monte Barro, passando per la dorsale del Monte di Brianza e che unisce pratiche zen con il monaco giapponese Seigaku, performance site specific e immersione nel paesaggio attraverso le pratiche di cammino: una mappa esperienziale che si costruisce passo dopo passo, in cui il pubblico è chiamato a condividere un tempo dilatato e una relazione artistica con i luoghi. Il cammino Errando per antiche vie, Cap. 2, è ispirato ai sette chakra, ai loro significati e al loro farsi paesaggio nell’azione performativa ed è suddiviso in sette tappe: il pubblico ha la possibilità di condividere l’intero percorso o di raggiungere i luoghi di spettacolo per assistere alle singole performance. Lungo tutto il cammino, ideato e guidato dal direttore artistico e regista Michele Losi, il monaco Seigaku propone pratiche zen di riconnessione con la natura e di attenzione rispetto al luogo e al tempo.

Il festival è un osservatorio privilegiato sulle nuove traiettorie della scena performativa italiana e su una generazione di artisti impegnata a ridefinire i linguaggi attraverso dispositivi partecipativi, tecnologie sonore e drammaturgie ibride: la 22ª edizione ospita la prima nazionale del nuovo spettacolo di Stefano Cuzzocrea, tre anteprime nazionali (di AZIONIfuoriPOSTO, Erica Meucci e Sergio Beercock), due studi (di Oscar de Summa e Ippolito Chiarello / NASCA Teatri di Terra) e una prima regionale (di Luca Maria Baldini). Tra gli spettacoli più attesi, la nuova produzione di Giulio Santolini/ CollettivO CineticO, il ritorno al festival di Alessandra Cristiani, la versione site specific di MY AGE di Silvia Grubaudi con Qui e Ora Residenza Teatrale e la storica performance A(1)BIT di Sanpapié.

In questa edizione molti lavori si inseriscono in un tessuto artistico che dialoga con gli archetipi e il rito: dalla figura di Ecate a quella di Medea (MTM), dal mito di Ciclope ai culti locali legati all’acqua; il mito diventa qui strumento vivo di indagine del contemporaneo. Anche la dimensione del corpo diventa luogo simbolico diattraversamento proponendo una riflessione sulla relazione tra corpo individuale e collettivo, corpo politico e corpo sociale. Parallelamente, artisti come Sergio Beercock, Luca Maria Baldini e Filippo Renda ibridano teatro e sperimentazione sonora, dando vita a performance in cui musica, voce e azione scenica si fondono in modo inedito.

Il festival inaugura sabato 27 giugno nel comune di Olgiate Molgora. Ad aprire questa edizione è la compagnia AZIONIfuoriPOSTO che torna al festival delle Esperidi con l’anteprima di Sogni al campo di e con Filippo Porro (produzione con Pluraldanza).  Sogni al campo è concepito come un’azione collettiva (per 30 spettatori alla volta)in cui il pubblico in cammino attraversa e ri-abita il paesaggio rurale; un attraversamento che mira simbolicamente a riconnettere i campi al loro ruolo di ambiente comunitario, affrancandoli dalla sola funzione di resa economico produttiva. Attraverso danza, suono, pratiche partecipative e un utilizzo poetico della tecnologia, il lavoro site specific riflette su un possibile futuro sostenibile, evocando ilpassato contadino e interrogando il presente, dove cambiamento climatico,sfruttamento del suolo e sviluppo tecnologico dell’agricolturahanno alterato il paesaggio e le tradizioni dei campi. Il progetto sonoro, ideato dal sound artist Biagio Cavallo, è un archivio di suoni e testimonianze provenienti da comunità rurali. Cassette di plastica per la raccolta di frutta vengono trasformate in dispositivi sonori portatili e interattivi producendo una spazializzazione dinamica dei materiali precomposti in dialogo con dettagli acustici catturati in tempo reale, attivando nuove modalità di ascolto e ampliando la percezione del paesaggio. La performance va in scena in quattro repliche alle ore 17.00, 18.00, 19.00 e 20.00.

Alle ore 21.00 alla Corte San Donnino dell’incantevole borgo di Mondonico (Olgiate Molgora) va in scena il secondo studio di UNOUNO La cantata dell’eroe di e con Ippolito Chiarello e con Bruno Galeone alla fisarmonica, nuova produzione di NASCA Teatri di Terra: la storia di una fuga forzata da una terra martoriata e prigioniera, ma tanto amata,e del lungo viaggio per approdare su una sponda nuova; il semplice desiderio di un bambino che cerca la felicità diventa emblema della nostra storia, di un destino scritto da millenni e del bisogno di essere pronti ad accogliere per poter essere a nostra volta accolti.

A chiudere la prima serata di festival, alle ore22.30 sempre nella Corte San Donnino, è Il cacciatore di streghe, live dj set performativo a cura di Filippo Renda con Rebecca Sisti e la dj performer Sofia Tieri, produzione Manifatture Teatrali Milanesi: un viaggio immersivo e collettivo, uno spettacolo pulsante dove il teatro incontra la musica elettronica e la voce di una donna si fa incanto e resistenza. Il cacciatore di streghe è un rito contemporaneo che parla di desiderio e controllo, corpo e potere, in cui il pubblico è invitato a muoversi liberamente nello spazio, fermarsi, ascoltare, danzare, farsi attraversare dalle onde sonore e visive che animano la performance. La musica dal vivo plasma e guida l’azione scenica mentre suoni, luci e movimenti si fondono in un paesaggio sonoro e visivo che evoca metaforicamente la caccia alle streghe per affrontare i temi della manipolazione affettiva, delle dinamiche di potere, del controllo psicologico, della violenza sottile e sistemica che si nasconde dentro molte relazioni. Un ciclo di invocazioni dà voce a figure femminili archetipiche e contemporanee immerse in un visionario paesaggio notturno mentre le parole evocano desideri, paure, rabbia, resistenza.

Nella mattina e nel primo pomeriggio di domenica 28 giugno Michele Losi conduce due visite guidate nel bosco alle opere di land art di Campsirago Residenza: alle ore 11.00 il pubblico è accompagnato alla scoperta de Il sentiero delle acque, opera di land art digitale di Michele Losi con le musiche di Luca Maria Baldini e la voce narrante di Sebastiano Sicurezza: un percorso poetico, drammaturgico e sonoro alla scoperta della storia, della fauna e della flora selvatica dell’antico sentiero nel bosco che unisce il borgo di Mondonico a quello di Campsirago. Alle ore 14.30 Michele Losi guida il pubblico attraverso Il sentiero di Giano, un itinerario poetico, sonoro e di installazioni artistiche che valorizza il sentiero tra Palazzo Gambassi di Campsirago e l’eremo del San Genesio: secondo alcuni studi, sulla vetta del Monte di Brianza vi era un tempio dedicato a Giano Bifronte, divinità romana che presiede ai cambiamenti, ai cicli temporali, alle soglie. Diventato poi luogo consacrato a San Genesio, patrono degli attori, il Monte di Brianza conserva il suo antico potere spirituale e simbolico ed è ascrivibile al concetto di monte sacro. L’itinerario, composto dalle musiche originali di Luca Maria Baldini, dai testi di Michele Losi e Sofia Bolognini e dalle installazioni artistiche di Anna Turina, mette in evidenza la relazione tra umano e non umano, tra le leggi della matematica e della fisica e la realtà biologica degli animali selvatici, delle piante nel trascorrere delle ere geologiche.

Dal tardo pomeriggio il festival si sposta nel comune di Ello con uno degli spettacoli di maggior successo di Sanpapié: A(1)BIT (produzione SPACCA/Sanpapié in collaborazione con MILANoLTRE, Exister, DANCEHAUSpiù), storica performance itinerante e site specific che, dal 2018, attraversa luoghi più disparati nel mondo, confrontandosi con contesti differenti e rinnovandosi ogni volta in relazione ai luoghi agiti. Trenta spettatori alla volta sono invitati a seguire i cinque danzatori, indossando cuffie che riproducono una colonna sonora condivisa – la 1-Bit Symphony di Tristan Perich – e un testo che contestualizza lo spazio. La partizione coreografica è scandita da piccoli riti collettivi in forma danzata che costituiscono una comunità che cambia in funzione dello spazio e dei partecipanti. La danza è l’innesco, il canale per l’afflusso di quell’energia che trasforma e costruisce un unico organismo in movimento, nel quale l’individualità non viene annullata ma amplificata. La ricerca coreografica indaga le possibilità combinatorie del movimento e dell’assemblaggio, trattando il corpo come fosse una particella osservata nel suo comportamento in relazione all’ambiente, nell’oscillazione tra dimensione individuale e collettiva, personale e sociale, in un gioco continuo di tensioni. (Tre repliche alle ore 18.00, 19.00, 22.30)

Alle ore 21.00 spazio alla musica nella Piazza del Municipio di Ello con il concerto del Diletta Longhi Uranik Project (Diletta Longhi voce; Francesco Mascio chitarra elettrica; Giuseppe Sacchi tastiere e synth; Antonio Cicoria batteria): il sound spazia e fonde linguaggi differenti, partendo dal jazz e dalla musica afroamericana, fino a sonorità moderne, lasciando libero spazio a momenti di sperimentazione e improvvisazione anche radicale.

Grande attesa per la notte di luna pienadi martedì 30 giugno con uno dei due eventi speciali e unici del festival: La notte di Ecate, un lungo viaggio performativo dal tramonto all’alba. Il percorso è ispirato all’immaginario della dea Ecate, associata agli spazi liminali, agli incroci, alle soglie, ai punti di passaggio e, in epoca ellenistica e poi romana, connessa alla notte e ai suoi spiriti.

Dea dei crocicchi, Ecate trivia incarna la gioventù e la vecchiaia, la morte e la rinascita. Legata al termine ka, energia vitale, anima o spirito, è portatrice di magia e per questo la notte a lei dedicata è un grande rituale notturno dal tramonto all’alba. La luna, che per la notte del 30 giugno sarà piena, è uno dei simboli più antichi dell’umanità, archetipo di fertilità e ricettività su cui si fonda l’immaginario della XXII edizione del festival. Attraverso il rituale della sauna, la lettura dei tarocchi reinterpretata in chiave poetica e performativa e tutte le pratiche connesse con l’ascolto profondo e la visione onirica che riguarderanno l’arco di tempo tra il tramonto e l’alba, festeggiamo la luna, madre cosmica, custode e sovrana del mistero intimo dell’essere. Michele Losi

La notte di Ecate, con la regia di Michele Losi, diviene soglia simbolica e sensibile per una delle esperienze più immersive e affascinanti del festival. Dopo la cena concepita come un’azione performativa collettiva (ore 21.00), il pubblico è suddiviso in tre gruppi, chiamati ad attraversare a rotazione tre diverse stazioni della notte: da una parte, la lettura delle carte con una nuova versione collettiva della storica performance di Campsirago Residenza Hamlet private (concept e performer Giulietta De Bernardi e Anna Fascendini); l’esperienza della sauna come tempo di sospensione, ascolto e trasformazione; infine, l’immersione nel bosco attraverso un cammino rituale. A guidare il pubblico, oltre a Michele Losi, sono le attrici e gli attori di Campsirago Residenza Sofia Bolognini, Noemi Bresciani, Stefano Pirovano e Benedetta Brambilla. A mezzanotte la danzatrice e coreografa Alessandra Cristiani porta in scena Langelo, performance site specific prodotta da PinDoc. Langelo tenta un’esperienza percettiva nell’usufruire come luogo performativo la natura nell’accezione di profonda dimora che possa accogliere, generare, indagare la dimensione del corpo e del silenzio. Una sensibilità, un’attenzione che si riversa all’unisono verso sé stessi e verso l’altro. Langelo diventa creatura: «Langelo in quel suo passare o semplice esistere, / in un intimo silenzio… / persiste ai nostri occhi senza alcun miracolo. / Dolente, non può dare salvezza / all’umano sentire e agire… / non resta che scrutare ed essere scrutati / senza soluzione alcuna dello sguardo / Langelo è muto di carne e spirito»

Al termine dello spettacolo, i tre gruppi riprendono il loro movimento, continuando ad alternarsi nelle diverse esperienze fino all’alba. Alle ore 5.00 a Campsirago Residenza va in scena in prima nazionale Senza P. di e con Stefano Cuzzocrea, produzione Piccola Compagnia Palazzo Tavoli co-prodotto con il sostegno di Teatro del Carro – Residenza Artistica MigraMenti: uno spettacolo di teatro di figura e d’attore che intreccia fiaba, sogno, ombre, gioie e paure; un viaggio poetico dentro il sentimento di smarrimento, la fatica del vivere e la necessità di ricominciare. Il protagonista ha perso la strada e il cuore dentro quella ruggine silenziosa che corrode inesorabilmente ogni cosa. Sospeso in un tempo che consuma, si trova a rimettersi in movimento, a cercare qualcuno o qualcosa che restituisca senso al suo cammino, a guardare i tramonti, a trovare la bellezza nei piccoli gesti. La notte di Ecate si conclude alle ore 5.45 con una colazione condivisa nella corte di Palazzo Gambassi: un momento conviviale per accompagnare dolcemente il ritorno del giorno.

Il festival riprende giovedì 2 luglio alle ore 21.00 a Villa Sirtori di Olginate con Un’altra Medea di Margine Operativo, performance che ibrida il teatro con la danza, il mito di Medea con la contemporaneità. Un’altra Medea, con la regia di Pako Graziani e ispirato al romanzo della scrittrice tedesca Christa Wolf, è un’immagine plurale, un eco che risuona, una traccia polifonica, uno sguardo incrociato. In scena la performer Lucia Cammalleri evoca Medea non come una barbara incline alla violenza irrazionale, ma come donna detentrice di un sapere antico e profondo, legato al corpo e alla terra, che, come Cassandra, possiede un “secondo sguardo” e svela il crimine su cui si fonda il potere.   

Alle ore 22.00 Sergio Beercock presenta in anteprima nazionale La Congiura dei Nessuno, nuova produzione BABEL. La Congiura dei Nessuno, − con Giovanni Alfieri e Sergio Beercock che firma la regia insieme al testo e alle musiche originali – è una scrittura contemporanea che si ispira al mito dell’accecamento del ciclope, filtrata attraverso il prisma dell’alienazione moderna. La performance è ambientata in un futuro distopico, in cui il crollo delle tecnologie e delle intelligenze artificiali, ha riportato il mondo a uno stato post-storico dove il Progresso ha cominciato un processo al contrario. Pippo Sileno, figura tragicomica, è intrappolato in un ciclo senza fine di oppressione e autoinganno. La messa in scena è costruita su una continua tensione tra reale e simbolico. L’ambiente è una fabbrica distopica e al tempo stesso un non-luogo universale che si trasforma in un palcoscenico di resistenza poetica. Gli attori si muovono tra gesti rituali e azioni invitando il pubblico a interagire. Le musiche create e suonate dal vivo, sono elemento centrale dello spettacolo: l’uso di loop station, di suoni industriali e del black metal si intrecciano con i movimenti dei due performer, creando un’atmosfera sonora che è insieme straniante e coinvolgente. La Sikinnis – antica danza satiresca – è rielaborata nel labirinto contemporaneo, in cui i ritmi elettronici si mescolano con canti tradizionali, body-percussion e metal. Ogni elemento sonoro è pensato per amplificare il senso di oppressione e la tensione emotiva, fino a esplodere in momenti di catarsi musicale, in cui Sileno trova una temporanea liberazione attraverso il canto e il suono.

L’ultimo weekend del festival, come ogni anno, si svolge a Campsirago con un ricco programma prima del gran finale di domenica 5 luglio con Errando per antiche vie.

Venerdì 3 e sabato 4 luglio sono riproposte, sempre alle ore 11.00 e 14.30, le visite guidate alle opere di land art nel bosco Il sentiero delle acque e Il sentiero di Giano.

La giornata di venerdì 3 luglio prosegue con MY AGE #estrattidi Qui e Ora Residenza Teatrale / Silvia Gribaudi Performing Arts: una performance che si sviluppa a partire dallo spettacolo MY AGE, portando in scena una versione site specific adattata per il nuovo spazio della sauna di Campsirago Residenza. MY AGE #estratti (ore 16.00, 17.00, 18.00 e 19.00) con la regia coreografica di Silvia Gribaudi indaga il tema dell’età, del corpo e dei codici sociali. In scena Francesca Albanese, Silvia Baldini e Laura Valli aprono interrogativi su come ognuno di noi percepisce la propria età: un dato anagrafico ma anche un confine, un limite, un codice sociale che detta regole comportamentali su cosa si può o non si può fare. Una riflessione sul ruolo della nostra epoca nell’influenzare i corpi, determinare dove possono collocarsi, come devono vestirsi, quale “forma” debbano avere. My Age nasce dal desiderio di decostruire questi codici, interrogare le convenzioni che l’età anagrafica impone e indagare cosa significa essere giovane o “vecchia” e quale peso ha l’esperienza vissuta e quella che ancora possiamo vivere.

Alle ore 21.00 nella corte di Palazzo Gambassi va in scena Mumble Mumble di Giulio Santolini che torna per il secondo anno alle Esperidi con il suo nuovo lavoro ideato e scritto insieme a Lorenza Guerrini. Con la danzatrice Noemi Piva, l’assolo è un’immersione nel mondo interiore di chi vive la danza come vocazione. Il progetto, sostenuto da CollettivO CineticO, esplora i pensieri di un performer mentre danza. Attraverso un paesaggio sonoro che rende udibili flussi di coscienza, paure e desideri inconfessabili, il corpo diventa risonanza fisica del pensiero. Un manifesto estetico e politico che espone il “dietro le quinte” della mente, trasformando il labirinto psichico individuale in un’esperienza collettiva.

La serata si chiude alle ore 22.00 con Gramsci. Antonio detto Nino di Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno, produzione Ura Teatro. Attraverso frammenti della vita privata di Gramsci, Fabrizio Saccomanno racconta la feroce sofferenza di un uomo che vive una disperata solitudine e che, in dieci anni di prigionia, giorno dopo giorno, si spegne nel dolore e nell’assenza delle persone che ama: la moglie Julka, i figli Delio e Giuliano. Al centro del monologo ci sono le bellissime lettere ai suoi figli ai quali Gramsci scrive senza mai nominare il carcere e la sua condizione fisica e psichica, le lettere di un figlio devoto a una madre anziana che lo aspetta in Sardegna, le lettere di un fratello, di un marito: un capolavoro di umanità, etica, onestà spirituale; un romanzo nel romanzo che apre a pensieri, dubbi, misteri.

Sabato 4 luglio, dopo le visite guidate, la seconda giornata di repliche di MY AGE #estratti di Qui e Ora Residenza Teatrale / Silvia Gribaudi Performing Arts e la tavola rotonda organizzata con il DAMS di Bologna,alle ore21.00 Oscar De summa presenta lo studio di I’M LOOKING FOR, nuovo lavoro prodotto dal Teatro Metastasio: un monologo che intreccia autobiografia, racconto e riflessione sul tempo e sulla memoria. Il punto di partenza è un incidente stradale avvenuto a diciotto anni, un evento che interrompe bruscamente la continuità della vita e produce una frattura profonda. A partire da questa esperienza-limite, la narrazione si espande. Il ricordo individuale comincia a incrinarsi e lascia affiorare immagini che non appartengono più solo al presente: rituali arcaici, figure di lutto, gesti antichi, memorie che sembrano provenire da un altro tempo.

Spazio alla danza in seconda serata (ore 22.00) con la coreografa Elisa Sbaragli che porta in scena Se domani di TIR Danza in coproduzione con ArtGarage (Premio Danza&Danza 2025 – Produzione italiana / Autore emergente; selezionato alla NID Platform 2025 – Programmazione e NID Platform 2024 – Open Studios, menzione Aerowaves 2026). Se domani affronta la crisi come scelta tra negazione e accoglienza, interrogando la responsabilità dell’essere umano di fronte alla fine di un’epoca. La crisi prende forma nei corpi, nei suoni e nello spazio, in un dialogo tra performer e pubblico. I danzatori Lorenzo De Simone e Alice Raffaelli si muovono verso l’incontro con l’Altro, esplorando la fragilità e la possibilità di una nuova relazione.

Si passa poi alla musica (ore 23.00) con Canto verticale di Giuseppe Di Bella, un concerto intimo in cui la voce e la chitarra si intrecciano per restituire un canto che nasce dalla terra e si alza come preghiera, invocazione, respiro. Il repertorio unisce brani inediti, frammenti di tradizione mediterranea e momenti improvvisativi, costruendo un percorso sonoro che dialoga con lo spazio. Il sound è caratterizzato da chitarre acustiche ed elettriche trattate con effetti ambientali e riverberi siderali, che si fondono con la voce in una dimensione sospesa tra folk contemporaneo e ricerca sperimentale.

La 22ª edizione delle Esperidisi chiude domenica 5 luglio con il secondo capitolo, dopo la prima edizione del 13 luglio 2025, del lungo percorso Errando per antiche vie, Il Buddha silente del Monte di Brianza che abbraccia l’intera giornata dall’alba fino alla sera. Focus dell’attraversamento di quest’anno è la presenza del monaco giapponese Seigaku: le pratiche meditative e zen sono al centro del cammino, accanto a sette eventi performativi, legati ai sette chakra del corpo. Un’azione scandita temporalmente nei quattro momenti sincronici della giornata: l’alba, il mezzogiorno e il tramonto, entrando nella notte con la festa di fine festival. Una nuova mappa del territorio, che emerge dall’attraversamento lento dei suoi luoghi naturali dove si snodano sentieri, si incontrano santuari, chiese rupestri, borghi rurali, sorgenti e fontane, collegati tra loro da antiche vie romaniche e alberi secolari. Una fitta rete di connessioni e significati simbolici che restituiscono il senso profondo del legame tra questo monte e la comunità che lo ha abitato per millenni.

Errando per antiche vie Cap. 2 Il Buddha silente del Monte di Brianza, ideato e guidato dal direttore artistico e regista Michele Losi, èl’esito di una ricerca artistica nei luoghi del Monte di Brianza affinata in vent’anni di attraversamento di questo antico monte legato ai culti delle acque sin dall’età del bronzo. Errando per antiche vie è una camminata performativa ma anche rito di connessione alla natura suddiviso in sette tappe. Il pubblico ha la possibilità di condividere l’intero percorso o raggiungere i diversi luoghi per assistere ai singoli spettacoli. 

Il percorso inizia alle ore 5.45 dalla Corte San Donnino nel borgo di Mondonico del comune di Olgiate Molgoracon l’azione performativa Bastoni di terra di e con il monaco Seigaku, Michele Losi, Anna Fascendini e Arianna Losi ispirata al chakra della Radice o della Terra, alle posizioni yoga Vrksasana (albero) e Tadasana (montagna), ai temi dell’energia e della stabilità, all’elemento della terra e al colore rosso.

Percorrendo il Sentiero delle acque (da Mondonico a Campsirago) si arriva a Campsirago Residenza dove la danzatrice e coreografa Erica Meucci presenta in anteprima nazionale Nel tempo del serpente, produzione Laagam. Il pubblico riprende quindi il cammino sul sentiero che porta all’Eremo del San Genesio, accompagnato da Sofia Bolognini con la sua performance itinerante Selvatica. Dalla vetta del Monte di Brianza si scende a valle fino ad arrivare nello splendido paesaggio della chiesa di Figina (Galbiate) dove va in scena lo spettacolo di danza Falena con Alice Raffaelli, la coreografia di Elisa Sbaragli e il suono di Edoardo Sansonne (produzione TIR Danza). FALENA è una presenza fragile e tenace, attratta da ciò che brilla e allo stesso tempo timorosa della sua intensità, che avanza per tentativi, tremori, aperture. La metamorfosi diventa la trama del suo movimento. Dal corpo compatto della larva emerge una vita che si apre lentamente, che impara a distendersi, ad ascoltare, a rischiare il proprio slancio: una vibrazione che trattiene il desiderio, unespansione che sfiora la luce, un ripiegarsi che accoglie la paura. FALENA è un viaggio nell’instabilità del desiderio, una riflessione poetica sul movimento come scelta, come apertura, come slancio verso ciò che ci supera e ci chiama.

Il pubblico riprende il cammino passando dalla Chiesetta di San Rocco e Biagio a Mozzana dove si esibisce in concerto Giuseppe di Bella, per arrivare ai meravigliosi giardini di Villa Bertarelli: il monaco Seigaku propone pratiche zen di attivazione del sesto chakra, − il terzo occhio − attraverso la meditazione silenziosa, la focalizzazione dell’attenzione al centro della fronte, la visualizzazione della luce e del colore indaco, il canto del mantra \(OM\). Errando per antiche vie si conclude nella suggestiva Chiesa di San Michele al Monte Barro (Galbiate) dove il musicista e compositore Luca Maria Baldini presenta in prima regionale Nessun cielo è senza luce, una performance audiovisiva che interpreta gli aspetti universali e insieme i passaggi più radicali del pensiero francescano in chiave contemporanea. Nessun cielo è senza luce è un progetto ideato e realizzato da Luca Maria Baldini con l’installazione video di Salvatore Insana, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Tirana. Gli scritti di San Francesco, di Santa Chiara e dei seguaci del suo ordine, vengono riletti alla luce delle urgenze attuali, reinterpretati e messi in dialogo con teorie e autori che esplorano i legami tra umano e non umano, tra spiritualità e tecnologia, tra azione politica e crisi ecologica, sfidando le concezioni tradizionali della modernità. I testi vengono rielaborati divenendo drammaturgie sonore ibride, dove canti gregoriani, field recordings, musica elettronica, canzone pop e voci artificiali coesistono e dialogano, creando nuove possibilità espressive e nuovi orizzonti linguistici. La partitura visiva del progetto si confronta con la dimensione spirituale: le immagini portano con sé una carica dialettica tra componenti mistiche, astratte e metafisiche e, allo stesso tempo, radicate nel presente. La domanda che muove il lavoro è come possiamo riappropriarci nuovamente della nostra dimensione spirituale, tenendola insieme alla visione del nostro tempo?

La XXII edizione del festival delle Esperidi si conclude a San Michele al Monte Barro con una festa e la consueta musica della silent disco.

Il Giardino delle Esperidi Festival è un progetto di Campsirago Residenza con il patrocinio della Provincia di Lecco. Con il contributo di Fondazione Cariplo. Con il sostegno dei comuni di Ello, Olgiate Molgora, Olginate. In partenariato speciale con il comune di Colle Brianza.

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