Leonardo Bassi, un giovane supplente di italiano. Un’armata di genitori, colleghi e ragazzi pronti a intaccare ogni sua certezza. Una stampante che diventa comunista. Due bidelli che la devono riparare. Una classe, invisibile ma presentissima, che prova a respirare tra tutte le parole degli adulti, una classe di terza generazione che da questi adulti viene osservata, giudicata, amata e temuta.
Sono i protagonisti di A casa la sapevo – Manuale di sopravvivenza alla scuola italiana, scritto da Vittorio Borsari, Tomas Leardini, Giulia Lombezzi (dramaturg), Marcello Mocchi e Camilla Zanini. Una produzione Chronos 3 in scena al Teatro Filodrammatici di Milano dal 28 al 31 maggio per la regia di Vittorio Borsari.
In un susseguirsi di dialoghi esilaranti, accadimenti surreali, momenti di sconfitta e bruscoli di speranza, A casa la sapevo prova a parlare di educazione. Di quelli che non sono preparati abbastanza e di quelli che non sono più capaci di improvvisare. Da una parte la scuola e dall’altra la famiglia, universi in collisione all’ora di ricevimento.
NOTE DI REGIA
di Vittorio Borsari
A casa la sapevo nasce da una domanda semplice: cosa succede oggi dentro una scuola italiana, quando professori e genitori smettono davvero di capirsi? In questo spettacolo non vogliamo raccontare la scuola come luogo astratto o ideologico, ma attraversarla come spazio umano, fragile, esilarante e contraddittorio. Un luogo in cui convivono paura del fallimento, desiderio di essere ascoltati, burocrazia soffocante, ansia educativa, solitudine, rabbia e bisogno disperato di relazione.
La scuola che raccontiamo è anche la fotografia di un Paese profondamente cambiato: classi attraversate da lingue, culture, identità e storie differenti che oggi rappresentano
non un’eccezione, ma la normalità del presente. In A casa la sapevo la multiculturalità non è uno sfondo sociologico, ma una presenza viva, concreta, quotidiana, che mette continuamente gli adulti davanti ai propri limiti, alle proprie paure e ai propri automatismi linguistici e culturali. La scuola contemporanea diventa così uno dei pochi luoghi in cui il confronto con la complessità del mondo accade davvero, ogni giorno, dentro la stessa aula.
Il professor Bassi, supplente precario e disarmato, diventa la calamita intorno a cui oscillano altri personaggi che gravano intorno alla scuola fotografati tra comicità e dolore: genitori incapaci di parlare coi figli, insegnanti schiacciati dal sistema, studenti invisibili, bidelli trasformati negli ultimi custodi di una macchina ormai inceppata. Persino la fotocopiatrice, che apre lo spettacolo, finisce per assumere il ruolo di coscienza politica e poetica di questo mondo.
Il lavoro sul testo è frutto di una scrittura collettiva coordinata magistralmente da Giulia Lombezzi grazie anche ai tanti insegnanti che hanno aiutato rispondendo a questionari e interviste, contribuendo con il loro punto di vista a questa istantanea imperfetta ed esilarante della scuola italiana. La regia lavora su un equilibrio instabile, oscillando tra il ritmo della commedia e lo svelamento emotivo dei personaggi. Le scene si muovono con un ritmo rapido, fatto di collisioni, cambi improvvisi di tono, cortocircuiti linguistici e momenti di sospensione più intima.
La risata non serve mai a semplificare: serve ad abbassare le difese dello spettatore, per poi colpirlo in profondità. Abbiamo cercato una scena essenziale, viva e autentica, continuamente trasformabile, dove gli attori possano passare con fluidità da personaggi grotteschi a confessioni dolorosamente autentiche. Il lavoro sul corpo e sulla parola è centrale: i dialoghi spesso accelerano fino al paradosso, quasi a restituire il sovraccarico continuo a cui siamo sottoposti oggi nelle scuole, nelle famiglie, nelle relazioni.
A casa la sapevo non vuole offrire soluzioni pedagogiche né formulare giudizi morali. Vuole piuttosto permettere allo spettatore di riconoscersi nella narrazione attraverso linguaggi, dinamiche e situazioni che appartengono profondamente al presente e alla vita quotidiana. Vuole piuttosto aprire domande. Quanto ascoltiamo davvero i ragazzi? Quanto gli adulti riescono ancora a mostrarsi vulnerabili? Quanto il linguaggio che usiamo costruisce o distrugge relazioni?
A CASA LA SAPEVO
ideazione e regia Vittorio Borsari
dramaturg Giulia Lombezzi
scritto da Vittorio Borsari, Tomas Leardini, Giulia Lombezzi,
Marcello Mocchi, Camilla Zanini
con Tomas Leardini e Marcello Mocchi
DOVE? Teatro Filodrammatici
QUANDO? dal 28 al 31 maggio (gio – sab. 20.30, dom. 19.30)
PREZZI: Intero €25, under30/over65 €15, università €11,50, convenzioni €14
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