ProfAmà | “La musica si impara. Insieme si vive”: il messaggio di Prime Note con “Play Live Together”

Play Live Together di Prime Note al Centro Triante di Monza durante il saggio di fine anno a sostegno del Centro Mamma Rita
Allievi e insegnanti della Scuola Prime Note di Monza durante l'evento "Play Live Together"

Al Centro Triante di Monza, la Scuola di Musica trasforma il tradizionale saggio di fine anno in un’esperienza di condivisione, talento, emozioni e comunità

Di Veronica Fino

Cari Amici di ProfAmà,

questo pezzo insolito è dedicato alla Scuola di Musica “Prime Note” e all’evento di fine anno “Play Live Together” . Il saggio si è tenuto lo scorso 31 maggio al Centro Triante di Monza, città di attività della Scuola.

Vi ho lasciati con la promessa di un’ultima sorpresa prima di una pausa.

Forse, vi starete persino chiedendo perché io decida di sospendere questo intenso eppur bellissimo periodo teatrale con una scuola. Di musica, oltretutto. E monzese!

*No, non fuggo!* Mi fermo per ricaricarmi. Fisicamente, perché il teatro è linfa vitale per la mente!

Tornerò a breve! (Se MilanoTeatri vorrà continuare a ospitare questo nostro spazio di connessione fra artisti Prof e Amà -n.d.r.-)

Senza perdere focus e autenticità su Milano, abbiamo di recente ospitato molte figure del panorama artistico. Molti professionisti, e alcuni cardini dell’Amatoriale lombardo.

Estendendo pertanto la nostra attenzione su realtà non solo legate ai confini della nostra bella città.

Ho scelto di dedicarmi al racconto di un evento diverso, con finalità nobili. Quelle della solidarietà e dello spirito di condivisione del talento. Un’idea che si è fatta esperienza piena.

E in un mondo dove esso è già poco valorizzato, con la predilezione di strumenti che paiono renderlo inutile, la generosità del donarlo è un pregio.

Buona lettura!

Veronica

“Play Live Together”, il saggio della Scuola di Musica “Prime Note”

“Play Live Together”è, come anticipatoVi, il saggio di fine anno di “Prime Note”, Scuola di Musica di Monza fondata da Suor Tiziana Stefanelli.

Con lei, a dare enfasi alla serata, il maestro musicista Simone che ha presentato, assieme alla direttrice Nadia Gaffurini e gli altri insegnanti della scuola.

Non appena ci si siede in sala, si ha la sensazione di assistere non a un tradizionale saggio.

Infatti, la Scuola Prime Note trasforma lo spettacolo in una festa di condivisione, crescita e comunità.

Lo slogan di “Play Live Together” è: “La musica si impara. Insieme si vive “, e racchiude benissimo ciò che è alla base dell’impegno educativo.

Accogliere, insegnare ad utilizzare la voce, leggere le note, suonare, ma ben più importante, si educa al valore dell’unione. In sintesi, uniti, si creano le melodie più belle.

Diversamente (? -n.d.r.-) da quanto si possa immaginare, prima di salire su un palcoscenico, esiste un momento vorticoso di sensazioni. Quasi impossibili da descrivere.

Gioia, timore, trepidazione, sfida, spavalderia mascherata, persino: un istante composto di frammenti, dunque, che avvolgono la mente che non sfugge alle emozioni intense e fugacissime.

Quel frammento racconta.

Mani che tremano, che si stringono, occhi alla ricerca di quelli di un maestro; il respiro profondo di chi si troverà davanti un pubblico.

Prima o centesima volta, poco importa. Perché quel momento impatta e ravviva.

È in quell’istante che quello organizzato da Prime Note dimostra che la musica non è soltanto tecnica. Al contrario, è un’esperienza da vivere, insieme.
Il concerto diventa, perciò, punto di arrivo di un percorso fatto di lezioni, errori, prove e piccoli traguardi quotidiani.

Un senso d’insieme

Sul palcoscenico, introdotti da Simone e da Suor Tiziana, si susseguono gli allievi. Bambini, adolescenti e più grandi. Tutti accompagnati dai loro insegnanti, in un dialogo reciproco e costante tra chi insegna e chi continua a imparare.

La parola chiave della serata è “together”. Non soltanto perché gli allievi condividono l’esibizione con altri musicisti o con i propri docenti, ma perché l’intero spettacolo esiste grazie a una comunità.

Insieme sono i tecnici, la regia, gli assistenti dietro le quinte.

E, insieme, è il pubblico. Senza di esso– come ricordato durante la presentazione – uno spettacolo non sarebbe altro che una prova generale. Mancherebbe di anima.

Esattamente come nel teatro.

Assieme è, infine, anche il coraggio di chi decide di esporsi, affrontando l’emozione del palco per trasformarla in musica. E, un passo alla volta, costruendo quella reciprocità anche fra artisti, insegnanti e spettatori.

Che, per l’occasione, erano sensibilmente in gran visibilio. In particolare, un piccolo boato misto di applausi ha accompagnato il saluto ai più piccoli, esausti dopo le loro esibizioni.

Questa però è, come vedremo, solo un’anticipazione.

Il lavoro di Suor Tiziana: trent’anni di missione educativa

Dietro Prime Note, difatti, c’è una storia che affonda le proprie radici in oltre trent’anni di attività. Essa ha il volto e la determinazione lungimirante di Suor Tiziana Stefanelli.

All’inizio, la suora, anche insegnante di musica, ebbe un’idea semplice e allo stesso tempo ambiziosa. Voleva permettere ai più piccoli di avvicinarsi alla musica in un ambiente sicuro.

Che li accogliesse e insegnasse loro, con grande libertà di scelta, più discipline e strumenti.

Un luogo, in sintesi, dove il talento potesse emergere, senza pressioni.

Affinché potessero scegliere la loro strada, senza smarrire se stessi dietro a promesse mendaci. Senza le promesse di una fama che giunge, divora e va, più veloce di un reel che si scrolla. (Discografici, talent – che poco talentano – imparare sarebbe cosa buona… -n.d.r.-)

Una scuola dove l’apprendimento potesse essere, prima di tutto, una scoperta.

Da quell’idea, Suor Tiziana è riuscita a creare una realtà affermatasi nel lungo tempo.

Quel progetto è per davvero cresciuto in modo significativo, formando generazioni di musicisti e appassionati. Alcuni degli allievi hanno addirittura trasformato quella passione in una professione.

È un po’ il caso di uno degli allievi che si sono esibiti, che è ormai spesso ingaggiato per serate ed eventi.

Animali da palcoscenico!

Prima di tutto, vale divertirsi

Nel suo intervento, suor Tiziana ribadisce un principio che oggi sembra quasi controcorrente: la musica non deve diventare un obbligo. Anzi, dev’essere una piacevole compagna per gli allievi.

Deve aiutarli ad esprimersi e ad esprimere le proprie emozioni, senza diventare un’incombenza da rispettare. Onde evitare di finire col detestarla, quasi.

Per questo invita famiglie e insegnanti a rispettare i tempi dei bambini, accompagnandoli senza forzature. Quando un percorso nasce esclusivamente dal desiderio degli adulti, il rischio è quello di spegnere l’entusiasmo. Laddove, invece, nasce dal piacere di suonare, ogni conquista assume un valore diverso.

Quello che fa voglia di continuare a raccontarsi fra le note.

Anche dopo tanti anni di insegnamento -racconta- continua a emozionarsi osservando un allievo in grado di superare una difficoltà. Oppure, pure ad eseguire un brano che all’inizio sembrava irraggiungibile.

Il progetto Musicando della Scuola: scopre la musica attraverso il gioco

Questa filosofia si concretizza da tempo con il programma Musicando, dedicato ai bambini più piccini. Poiché tutti gli alunni iscritti hanno un’età compresa tra i cinque e i sette anni.

Si basa sulla curiosità come punto di partenza, e non dalla prestazione.

Con Musicando, si gioca: con ritmo, corpo, ascolto e movimento, creando un rapporto spontaneo fra giovanissimi e musica. Sotto questa luce, essa arriva prima ancora di uno strumento da scegliere.

Sul palco di Play Live Together salgono molti piccoli allievi del programma.

Simone, esperto musicista, presentatore e fra gli organizzatori dell’evento, li definisce i “gioiellini” della scuola. A dimostrazione di quanto un cammino di crescita personale e divertimento sia alla base dell’intero percorso.

Dopo una prima infarinatura, dunque, per alcuni di loro il percorso proseguirà in seguito con lo studio di uno strumento vicino alle proprie inclinazioni artistiche.

Prime Note e la comunità: il forte legame con il Centro Mamma Rita

L’istituzione Prime Note non è solamente una scuola di musica.

È anche una realtà profondamente legata al territorio. Soprattutto, al Centro Mamma Rita di Monza, con cui condivide attenzione, solidarietà e impegno concreto.

Il centro accoglie minori e garantisce supporto e una comunità protetta alle giovani mamme in difficoltà, oltre ad offrire un pensionato per studenti e giovani lavoratori.

La storia della Piccola Opera per la Salvezza del Fanciullo nasce, a dire il vero, nel lontano 1908 per volontà dell’insegnante bresciana Margherita Tonoli.

L’obiettivo era quello di occuparsi dell’infanzia più fragile garantendo tutela, educazione e, fondamentalmente, un futuro. Una scelta assolutamente rivoluzionaria per l’epoca. La storia della Piccola Opera prosegue e sopravvive alla sua fondatrice, grazie ad Amelia Giuseppina Pierucci. Ella, anche grazie al Cardinale Montini, il di lì allora futuro Papa Paolo VI, fonda l’Ordine delle Minime Oblate del Cuore Immacolato di Maria.

La missione comune delle Minime Oblate e di Prime Note

Questo ha permesso alla storia di ravvivarsi passando dal 1908 al 1957, fino ad oggi.

La missione è rimasta la stessa; si sono soltanto modernizzate le modalità di operare e aiutare famiglie in situazioni difficili attraverso percorsi assistenziali, pedagogici ed educativi.

Perciò, onde comprendere davvero lo spirito che guida la Scuola Prime Note, i suoi eventi, e il Centro Mamma Rita, occorre comprendere anche il lavoro delle suore.

Nondimeno, la comune convinzione che ogni infante, come ogni prima nota, meriti l’opportunità di diventare egli stesso una melodia. Che risuoni trasportandolo nel proprio futuro luminoso.

Nel Centro Mamma Rita, in particolare, c’è ingresso sull’esterno verso un’Aula Musica. Questo ha un alto valore simbolico: aprire le porte alla musica significa aprirle alla comunità. 

È in questo segmento specifico che si inserisce anche Prime Note con il suo impegno concreto in linea con l’operato delle Sorelle.

La scuola non rappresenta dunque solamente un luogo dove imparare a suonare o a cantare. Al contrario, diviene ambiente in cui i docenti accompagnano gli studenti di varie età a scoprirsi e riscoprirsi attraverso l’arte.

Una serata di orgoglio

Durante “Play Live Together” si è esibita una straordinaria varietà di artisti. Sul palco, difatti, si sono alternati bambini alle prime esperienze, quei ragazzi che studiano già da anni e i più adulti. Taluni proseguono nella loro professione, ma continuano a coltivare la musica.

Ognuno aggiunge e dona qualcosa di sé, trasformando ogni esibizione in un delicato, bellissimo racconto personale.

I fanciulli hanno degli occhi pieni di emozione.

Gli insegnanti li seguono con premura discreta e grande affetto. Tenerissima l’immagine autentica dei piccolissimi neofiti al piano, girati di spalle. Così piccoli, a confronto con gli adulti accanto a loro, ma così grandi da volersi esibire.

Suor Tiziana, così come gli altri insegnanti, sono tutti fierissimi e super emozionati, come i loro discepoli in erba.

Manine acerbe, sguardi che cercano e si intendono con i maestri, sorrisoni che muovono il pubblico.

Esso, fra l’altro, viene anche deliziato e coccolato con dei cioccolatini, rendendo chiaro il legame fra la scuola e i suoi spettatori.

Storie diverse, uguale passione: i protagonisti della soirée

Fra i neofiti, anche una studentessa che ha iniziato a cantare da poco, come adulta. (Sfortunatamente non ho ritrovato il video della sua performance e non riesco a ricordarne il nome, Se mi leggi, però Ti prego di comunicarmelo, perché vorrei dirTelo quanto io ti stimi! -n.d.r.-)

Non si è voluta sottrarre all’occasione di dare giusto lustro alla sua accademia canora. Lodabile e coraggiosissima.

In seguito, esplode l’energia di un giovanissimo batterista, Emanuele, capace di sprigionare un’anima già sorprendentemente rock e di conquistare il pubblico con sicurezza e grande ritmo.

Allo stesso tempo, emergono gli allievi più grandi, che frequentano Prime Note da molti anni e dimostrano quanto la costanza possa trasformarsi in maturità artistica.

Tra loro spicca Vittorio, che esordisce al pianoforte cantando Mattone e poi interpreta Impossible di James Arthur e la struggente Minuetto. Accanto a lui c’è Pietro, giovane medico quasi fresco di laurea, che continua a dedicare tempo e passione alla musica. Egli interpreta con grande intensità La vita breve dei coriandoli di Bravi e Cinque giorni di Zarrillo.

Molto espressivi sono anche i pianisti, come lo stesso Emanuele, che regala un’esibizione di alto livello con il Rondò Alla Turca, terzo movimento della Sonata n. 11 di Mozart. Tutti confermano una presenza scenica costruita nel tempo: si emozionano, ma soprattutto riescono a emozionare.

Maestri di musica e di vita

Guardando la platea, la parola che descrive al meglio l’atmosfera è orgoglio.

Impossibile non cogliere l’orgoglio di genitori, amici e familiari.

Tuttavia, gli sguardi più significativi sono forse proprio quelli degli insegnanti, che seguono ogni esibizione con partecipazione sincera, condividendo successi, esitazioni e conquiste dei propri allievi.

Quei maestri, così grati al Caso (o al Cielo -n.d.r.-) che si emozionano mentre ascoltano e guardano i loro pupilli vivere quel momento. Così felici di essere lì, come guide e supporti, che ci ricordano il valore dell’educatore ancora oggi.

Sono coloro che, qui nello specifico, non si limitano a insegnare uno strumento: trasmettono il valore della collaborazione.

Dando l’esempio.

E i loro studenti li seguono: tutti sono pronti ad allestire e sistemare il palco via via. L’educazione è quella, fra l’altro, del sostegno reciproco e della fiducia.

Il risultato è visibile ad ogni esibizione, ad ogni sguardo complice, e alla luce gioiosa che tutti insieme emanano.

Le nuove prime note di Nadia Gaffurini: ho amato tutto

Infine, tra i momenti più raffinati della serata merita una menzione speciale Nadia Gaffurini.

La cantante e vocal coach sorprende il pubblico con una delicata interpretazione di Ho amato tutto.

Un’esecuzione intima, elegante e profondamente sentita, che resta. Sorprende come una voce tanto potente, benché controllata, possa giungere da una donna così minuta.

Questo riassume molto bene il concetto che spiega, ovvero che la voce, come Vi ho già anticipato, è uno strumento. E solo con allenamenti continui, rispettosi dei tempi di se stessi, può arrivare a una tale padronanza.

Elegantissima e aggraziata, Nadia era più emozionata dei suoi ragazzi e bimbi.

Chi la conosce sa che, da grande artista qual è, non è minimamente esibizionista. Lei, le esibizioni, quelle potenti e bellissime, le fa. Anzi, è più corretto dire che le regala. Perché ogni talento condiviso è un dono per chi lo ascolta.

Alla canzone da solista di Tosca segue un duetto con Pietro sulle note di Make You Feel My Love di Orla Rowe.

È un passaggio che assume le note di un rituale, nonché di continuità.

Pietro è, infatti, uno di quei bambini che con Prime Note hanno iniziato il loro percorso e che oggi stanno intraprendendo carriere e strade verosimilmente più complesse, ma con la musica nel cuore.

Commuove l’abbraccio fra i due, che sa davvero di ringraziamento reciproco fra chi assai ha dato e insegnato e chi assai ha colto e imparato. Re-insegnando e re-imparando a vicenda.

In futuro, dice Nadia con l’amico Simone, la scuola Prime Note, sempre a sostegno del Centro Mamma Rita, proporrà altri corsi di musica e di teatro.

Offrendo la prestigiosa partecipazione dell’attore e doppiatore Felice Invernici, altro grande amico di Nadia e Simone.

Nota: la nuova sede della scuola è sempre nella città di Monza, ma si è trasferita dalla storica sede di Villa Tonoli agli spazi della zona Triante, che ha ospitato l’evento.

Le mie prime note

Conosco Nadia personalmente, e conosco la sua immensa gentilezza e capacità di insegnare a usare la voce. Che, come già evidenziato, è uno strumento, un mezzo per cantare.

E che, come tale, necessita di training, ma anche di cuore.

Ricordo bene la prima volta che cantai con lei, imparando le modalità per accedere meglio al diaframma, e a lasciarmi andare. Partendo dal sorriso nel cantare la “a”. Cantai con lei “Lettera” di Simona Molinari, e nel farlo le rivelai cosa significasse per me. Il suo sguardo tenero e accogliente mi permise di esibirmi, nonostante i timori.

Potrei continuare a lungo, ma preferisco concentrarmi di nuovo sulla meraviglia del vedere tanta coesione sul palco. 

Piccoli, grandi, ancor più grandi. 

Il loro salire sul palco, mettersi generosamente al servizio della musica e degli altri dà un certo compiacimento per questi giovani con valori sani e piedi saldi a terra. 

Con la libertà di esibirsi, anche giocare (l’importanza di utilizzare il verbo “play” -n.d.r.-), vivere e la licenza più grande di tutte: sognare. 

Perché, se una melodia può nascere da una sola mano, quando diviene momento corale prende davvero vita. La stessa che anima le suorine che, care, nonostante età e acciacchi, non mancano la serata, sfidando il tipico temporale estivo, assieme alla fatica di salire sul loro furgone.

A guidarlo, è Suor Teresa. Ché di come si guida e di strade, fisiche e metafisiche, è davvero un’esperta.

A presto: con valori saldi, piedi a terra, cuore che vola

In conclusione, se voce e mani che suonano si allenano col cuore, creando sinergia con la parte più profonda di sé e degli altri, quel frammento indelebile di vita, lo diventano.

E questo è il mio augurio per Voi per questo breve periodo di pausa: una vita piena di esperienze, persone e cose da raccontare.

Magari, con qualche zampina accanto. (Tenetevele strette, soprattutto in estate, ché i rifugi sono pieni e i colpi di calore sono già troppi -n.d.r.-)

Una piccola quotidiana realizzazione di vita appagata dalle piccole, immense cose.

Tutti parte di una Casa-Mondo.(Vi invito infine a leggere di questa iniziativa! -n.d.r.-)

Come quella che io ho, anche grazie a Ivan e a MilanoTeatri.

A prestissimo,

Veronica Fino

Alcuni momenti intensi delle esibizioni a "Play Live Together" della Scuola. Da Suor Tiziana agli altri insegnanti con gli allievi e l'esibizione canora di Nadia Gaffurini



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Veronica Fino, classe 1983, Milanese di nascita e convinzione ODG Lombardia, Direttivo GATaL Lombardia, autrice, planner, Social Event e Media Management. Scrivo, leggo, descrivo, dipingo, organizzo, fotografo, non sempre con il medesimo ordine.

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