Ha scelto una frase tratta da “La leggerezza” di Giorgio Gaber – “prova a sollevarti dal suolo” -, Ivana Trettel, regista e drammaturga che da oltre 18 anni, con Opera Liquida, lavora con gli uomini reclusi di media sicurezza nella Casa di reclusione Milano – Opera, per intitolare il Festival per un pubblico misto di persone detenute e provenienti dalla città. Giunto alla sua 8^ edizione e realizzato in collaborazione con la Direzione della Casa di Reclusione, si svolgerà dal 15 ottobre al 26 novembre nel Teatro del carcere.
Quattro i titoli in cartellone. La rosa degli spettacoli tocca temi cari a Opera Liquida, la tutela dell’ambiente, la violenza contro le donne, i diritti dell’infanzia sfruttata. La Compagnia TeatRing porterà in scena Al posto suo, il 15 ottobre, Opera Liquida proporrà Selvatico Ancestrale il 29 ottobre, PEM Habitat Teatrali presenterà Lo sciopero delle bambine il 12 novembre, mentre, a conclusione del Festival, Opera Liquida sarà in scena con Undicesimo comandamento: uccidi chi non ti ama, un riallestimento del suo storico spettacolo contro la violenza sulle donne. Tutti gli appuntamenti inizieranno alle 20.30 e sarà necessario presentarsi almeno 40 minuti prima per l’accesso al carcere.
Opera Liquida, che incontra ogni giorno gli uomini reclusi nel carcere di Opera, agisce, attraverso la prassi teatrale, in assenza di giudizio e vuole, con questo Festival, affermare il profondo valore dell’essere umano, in quanto abitante del pianeta terra.
Per partecipare all’8^ edizione del Festival “Prova a sollevarti dal suolo”, è obbligatorio accreditarsi almeno dieci giorni prima dell’evento. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito Opera Liquida.
Il primo appuntamento sarà quello del 15 ottobre con Al posto suo, scritto e diretto da Marianna Esposito, con Alberto Corba, Diego Paul Galtieri, Giulio Federico Janni e Libero Stelluti della Compagnia TeatRing. La drammaturgia parte da una domanda: come vivrebbero gli uomini se il mondo fosse stato sempre matriarcale? I protagonisti sono quattro uomini che vivono in un mondo “al contrario”, costruito cioè su una società matriarcale. Ognuno di loro è alle prese con i problemi che hanno tutti i maschi di questo mondo: mantenersi giovani e belli, conciliare carriera e paternità, contrastare le discriminazioni di un mondo al femminile, dover fare il doppio della fatica rispetto alle donne per realizzarsi ed essere presi sul serio. Il ribaltamento dei ruoli porta dapprima a ridere e sorridere e poi a riflettere: perché piccoli soprusi quotidiani, quando sono declinati al maschile, ci appaiono in tutta evidenza come episodi di violenza? Perché proviamo fastidio se a raccontarli è un uomo, quando le stesse vicende, vissute tutti i giorni dalle donne del nostro mondo reale, sono costantemente minimizzate?
Il 29 ottobre ci sarà Selvatico Ancestrale di Opera Liquida, uno spettacolo quanto mai necessario in un momento di emergenza climatica come quello che si sta vivendo ora. Drammaturgia e regia di Ivana Trettel, testi di Alessandro Arisio, Vittorio Mantovani, Christopher Santos e Ivana Trettel, con Anwar Ahmed, Alessandro Arisio, Carlo Bussetti, Alfonso Carlino, Babacar Casse, Michelangiola Barbieri Torriani, Vittorio Mantovani, Alex Sanchez e Nicolae Stoleru.
Un filo d’erba, un albero, un’ape. Sono le forme di vita apparentemente più semplici a diventare protagoniste di questo progetto teatrale che intreccia teatro, fotografia, arte cinetica e inclusione per interrogarsi sul rapporto tra essere umano e natura.
Lo spettacolo nasce dall’urgenza di dare voce a ciò che non ne ha e di raccontare la resistenza della natura e degli esseri senzienti di fronte alla distruzione. Al centro c’è la ricerca di una possibile armonia tra umano e mondo naturale, raccontata attraverso il corpo, la parola, le immagini, i costumi e lo spazio scenico.
Fondamentale il sodalizio con la giornalista e fotografa Giuditta Pellegrini, che da dieci anni attraversa e documenta le foreste del mondo. Le immagini del suo progetto Selvatico Ancestrale entrano nello spettacolo e, trasferite sulla materia serica, diventano parte dei costumi ideati da Salvatore Vignola, simbolo di vita, memoria e speranza.
A costruire il paesaggio scenico contribuisce “Strutturazione Tricroma”, opera del 1964 dell’artista cinetico Giovanni Anceschi, qui espansa fino a diventare un vero e proprio antro, una grotta, un rifugio. I colori elementari dell’opera evocano un possibile equilibrio tra l’essere umano e la natura.
Terzo appuntamento del Festival “Prova a sollevarti dal suolo”, Lo sciopero delle bambine. L’eroicomica impresa del 1902, in scena il 12 novembre. Diretto da Enrico Messina che ne ha curato, insieme a Domenico Ferrari e Rita Pelusio testi e drammaturgia, è interpretato da Rita Pelusio e Rossana Mola. Lo spettacolo è ambientato nel giugno del 1902, quando il centro di Milano è attraversato da un corteo di giovanissime apprendiste-sarte che marcia verso la Camera del Lavoro.
Sono le cosiddette “piscinine”, che in dialetto meneghino significa, appunto, “piccoline”. Hanno tra i 6 e i 13 anni, lavorano in ambienti insalubri e senza diritti, sfruttate e sottopagate, eppure trovano la forza di scioperare e, per cinque giorni, fermano l’industria della moda della città. La loro protesta attira attenzione e curiosità, scherno da parte dei giornali e dei padroni, sostegno da parte di intellettuali socialiste e femministe, come Anna Kuliscioff. A raccontare questa storia dimenticata sono due piccioni, due creature che abitano “le piazze” e che, nelle loro parole, rispecchiano lo sguardo contemporaneo, troppo spesso stanco e disilluso davanti alle sfide della storia. Mentre osservano la protesta delle più minuscole operaie, i piccioni creano un carillon filosofico e rarefatto, che lascia spazio alle domande grazie ad una narrazione arguta e ironica che ricorda una protesta che ha cambiato il corso della storia e della consapevolezza collettiva del lavoro femminile e infantile.
Quarto e ultimo spettacolo il 26 novembre, Undicesimo comandamento: uccidi chi non ti ama, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Elena Mearini econ gliscritti dei reclusi. In scena, accanto agli attori reclusi della compagnia Opera Liquida, anche Michelangiola Barbieri Torriani. Drammaturgia e regia di Ivana Trettel.
“Noi calati nei panni delle donne violate, dei bambini coinvolti, della società indifferente – si legge nella presentazione dello spettacolo di Opera Liquida -, puntiamo la nostra lente emotiva, per mettere in guardia le donne affinché si difendano attraverso la legge. Un corto circuito per indagare sentimenti e reazioni. Gli uomini in scena si trasformano così in maschio, femmina, madre, padre, figli e folla silente, attraversando anche i reati minori, perché sono molte le forme di violenza diffuse nella mentalità comune. Quella mentalità che permette di pensare che le cose avvengano altrove, che fa discutere solo quando una donna muore. Il nostro contributo, nello strenuo tentativo di rimanere umani”. Una sorta di manifesto.
Il Festival è sostenuto dall’Otto per Mille della Chiesa Valdese e gode del patrocinio del Comune di Milano. Opera Liquida fa parte della rete nazionale “Per Aspera ad Astra. Come riconfigurare il carcere attraverso cultura e bellezza”.
INFORMAZIONI PER IL PUBBLICO
È necessario accreditarsi almeno dieci giorni prima della data di ogni spettacolo, compilando il form sul sito www.operaliquida.org fornendo i propri dati anagrafici. La partecipazione è prevista per un pubblico maggiorenne. Gli spettacoli iniziano alle 20.30. Si prega di presentarsi all’ingresso almeno 40 minuti prima per le procedure di ingresso.
Biglietti: €15 intero | €10 ridotto (under 26 / over 65)
Info e prenotazioni: www.operaliquida.org
E-mail: operaliquida@gmail.com
Luogo: Casa di reclusione Milano Opera, Via Camporgnago 40, Milano
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