Sabato 3 ottobre debutta in anteprima nazionale al Teatro Manzoni di Monza Alice nel Paese delle Meraviglie Musical scritto e diretto da Roberta Bonino. Le musiche sono di M° Stefano Lori con le liriche di Andrea Chiovelli mentre le coreografie sono curate da Giorgio Camandona. Se il ruolo della protagonista è affidato alla giovanissima Giulia Chiovelli, la sua antagonista, la temibile Regina di Cuori e interpretata da un nome decisamente noto nel mondo del musical come Giada Maragno che solo qualche mese fa abbiamo visto nei panni di Killer Queen in We will rock you.
Il debutto è vicino, c’è un po’ di emozione e di attesa?
Sì, c’è una grandissima emozione, anche perché abbiamo fatto un allestimento molto concentrato. Di solito gli allestimenti sono molto lunghi, mentre in questo caso siamo arrivati già preparati, con le idee chiare, le battute e le canzoni pronte. In questi dieci giorni di full immersion abbiamo avuto finalmente il prodotto tra le mani e ora, prima del debutto, ognuno continua a prendersene cura e a prepararsi singolarmente.
C’è tanta attesa anche perché è un prodotto nuovo. La storia naturalmente non lo è, ma questa compagnia porta in scena lo spettacolo per la prima volta e anche per me è la prima volta con Alice nel Paese delle Meraviglie. Siamo curiosi di capire se il pubblico apprezzerà, anche perché ci sono musiche originali scritte appositamente per questo spettacolo. Vogliamo avere un feedback e quindi sì, c’è molto fermento.
Prima di entrare nel cast, che rapporto avevi con la storia di Alice nel Paese delle Meraviglie?
Da bambina, come tantissimi bambini, ho passato l’infanzia guardando i cartoni e sicuramente Alice fa parte di quelli che ricordo con più piacere. Ma soprattutto la Regina di Cuori è sempre stata nel mio cuore.
Sin da bambina ho avuto un amore spassionato per le cattive delle storie. Non so esattamente perché, o forse crescendo l’ho capito meglio. Anche la mia voce mi porta verso questo tipo di personaggi: vengo dal rock e nel musical theatre ho sempre cantato molto di potenza, quindi il belting è una delle mie caratteristiche vocali.
Ma al di là della tecnica, la storia delle cattive mi ha sempre affascinato perché in loro ho sempre rivisto un po’ quella bambina fragile che poi, diventando grande, vuole avere la sua rivincita. Mi lego molto a questo aspetto delle cattive, sia nei cartoni animati sia nel musical e nel cinema: da Malefica a Ursula, fino appunto alla Regina di Cuori.
Anche nei musical che ho fatto precedentemente ho interpretato spesso delle cattive. È un modo per sfogare la mia rabbia da bambina, la mia rabbia d’infanzia: la sfogo così.
Come hai preparato il personaggio della Regina di Cuori?
Di solito mi informo molto sul personaggio. Ho guardato diverse volte il film, ho rivisto il cartone, ho letto il libro e ovviamente ho cercato di immedesimarmi in questa donna. Perché alla fine, per me, anche queste cattive sono donne.
Ho cercato soprattutto di renderla il più umana possibile. Anche se si tratta di un cartone, di una storia, di una favola, per me deve esserci sempre una parte umana. Quindi ho immaginato una donna vulnerabile, apparentemente cattiva.
La parte che mi ha richiesto maggiore preparazione è stata quella del canto. Stefano Lori ha scritto dei pezzi che secondo me sono magistrali, occupandosi dell’arrangiamento musicale, mentre Andrea Chiovelli ha scritto le liriche. Le canzoni sono meravigliose ma anche molto difficili, soprattutto i miei brani.
Sono stati scritti dopo che mi hanno ascoltata in audizione: forse quel giorno ero particolarmente in forma, perché hanno creato dei brani con una bella estensione! Però mi danno anche la possibilità di spaziare e di mostrare la mia versatilità vocale.
Posso fare anche un piccolo spoiler: ci sarà un po’ di canto lirico. Ho voluto assolutamente portarlo in questo personaggio perché nel teatro musicale non avevo mai cantato lirico. Ci tenevo a farlo questa volta, anche per differenziarla dalla Killer Queen, dove la vocalità era super rock, anche sporca e in alcuni punti tendente allo scream.
Nella Regina ho voluto inserire questa parte lirica perché la vedo un po’ come una signora di altri tempi, quasi alla Bridgerton: un po’ comica, barocca. Ho associato quindi il canto lirico a questa figura e, per come sono stati scritti i brani, secondo me funziona.
Spero che questa scelta possa divertire e creare curiosità, facendo capire che anche nel musical si può inserire l’opera. Il termine “musical” è molto discusso anche in questi giorni, quindi mi piace anche poter mostrare che nel musical siamo preparati, versatili e riusciamo a fare tante cose.
Nella Killer Queen di We Will Rock You c’era già qualcosa della tua Regina di Cuori?
Probabilmente sì, anche se sono due personaggi abbastanza diversi. La mia Killer Queen è una business woman che ha fatto carriera, è riuscita nel suo intento, ma alla fine è rimasta sola.
Questo è sicuramente un comune denominatore con la Regina di Cuori perché anche lei, benché sia circondata da tantissimi servi, alla fine è sempre sola.
La differenza è che la Regina di Cuori, in questo spettacolo, ha una svolta emotiva molto forte, mentre la Killer Queen non ce l’ha. Killer Queen rimane, tra virgolette, cattiva e potente fino alla fine e continua a volersi imporre.
La Regina di Cuori invece, senza spoilerare troppo, avrà un risvolto più vulnerabile. Mostrerà un po’ di umanità e cercherà di capire. Sono anche contenta perché non voglio che i bambini escano dal teatro piangendo e dicendo: “Lei è cattiva!”. Così forse ameranno un pochino anche me e non soltanto i personaggi buoni.
L’allestimento guarda maggiormente allo stile Disney oppure a quello di Tim Burton?
Più verso Disney, verso la favola raccontata in maniera molto vicina al cartone. Anche i costumi sono molto più simili a quelli del cartone e secondo me questa è una cosa molto bella.
I bambini di oggi magari non conoscono Alice quanto la conoscevamo noi, però con questo tipo di costumi hanno la possibilità di legarsi subito ai personaggi. Rimangono umani, ma c’è tantissimo colore.
C’è molto colore in tutto lo spettacolo e secondo me è importante anche per i ragazzi che verranno a teatro. Siamo sempre al cellulare, vediamo duecento cose al giorno, mentre così anche i bambini hanno la possibilità di immergersi in un mondo completamente diverso. Alla fine è proprio questo il nostro compito quando si viene a teatro.
Che stile avranno invece i brani e le coreografie?
Le coreografie sono di Giorgio Camandona e, devo dire la verità, sono molto originali. Non avevo mai lavorato con Giorgio, anche se naturalmente lo conoscevo e lo seguivo come coreografo.
Ha creato delle coreografie veramente belle, che raccontano completamente la storia. C’è molto moderno e anche un po’ di contemporaneo, se non utilizzo termini sbagliati, ma soprattutto sposano perfettamente le parole dello spettacolo. Secondo me Giorgio è molto adatto a questo progetto perché si vede che ha interpretato i testi attraverso i passi.
Anche le canzoni per me sono meravigliose. Le liriche scritte da Andrea sono veramente belle e molto orecchiabili. Secondo me ci sono anche delle vere e proprie hit e penso che i bambini usciranno dal teatro canticchiandole.
Tra l’altro ci sarà anche un disco dello spettacolo, che abbiamo già registrato, e penso che tanti bambini vorranno portarselo a casa perché le canzoni sono davvero molto belle.
Per uno spettacolo nuovo partire subito con un tour così importante in tutta Italia è una bellissima notizia.
Assolutamente. In questo devo dire che la grande forza è stata ed è la produzione, Italia Show. Franco, che è a capo della produzione, spinge tantissimo e crede molto nel progetto. Fa questo lavoro da tanti anni e secondo me la bravura sta anche nel produttore, nel riuscire a far percepire il valore di uno spettacolo senza avere ancora del materiale a disposizione.
All’inizio non aveva nulla, se non dei nomi, la storia e l’idea di quello che voleva realizzare. È riuscito a “venderlo”, tra virgolette, nel modo giusto.
Il titolo già di per sé crea curiosità, ma non è semplice. Come ben sappiamo, nel mondo del musical quando realizzi uno spettacolo nuovo normalmente fai prima qualche replica di prova e poi, se funziona, vai avanti. Qui invece abbiamo già date fino alla fine di maggio, con la possibilità di proseguire anche successivamente.
Ho una buonissima percezione e penso che questo spettacolo possa piacere veramente tanto. Ho fatto diversi family show, tra cui Il Magico Zecchino d’Oro, dove interpretavo la Strega Oscura: i bambini uscivano piangendo, ridendo, ma volevano tornare.
Le favole uniscono molto le famiglie e permettono anche di imparare qualcosa. Dietro questo spettacolo c’è un messaggio veramente molto forte e penso che, in questo periodo storico, ci serva. Spero davvero che la gente venga a teatro il più possibile.
C’è ancora un ruolo dei sogni che ti manca e che vorresti interpretare in futuro?
Il ruolo dei miei sogni è Elphaba di Wicked. So che magari è un ruolo un po’ “sdoganato”, perché tante ragazze dicono di voler interpretare Elphaba, ma per me è veramente uno di quei ruoli che è rimasto lì.
Ho realizzato quel tris di cose che volevo fare e ormai è rimasta soltanto lei. Mi auguro che possa aggiungersi alla lista, perché penso che sia davvero il ruolo della vita che ogni performer vorrebbe interpretare.
Ivan Filannino
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