Il Giardino delle Esperidi, festival di performing art nel paesaggio organizzato da Campsirago Residenza con la direzione artistica di Michele Losi, giunge nel 2025 alla sua XXI edizione: un festival itinerante che si nutre di paesaggio, parte da una terra, dalle sue valli e dai suoi borghi per diventare luogo d’incontro.
La ventunesima edizione si svolge da giovedì 3 a domenica 13 luglio nella natura del Monte di Brianza, del Parco del Monte Barro (Galbiate) e del Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone, in provincia di Lecco: boschi, antichi sentieri romanici, prati e radure saranno il contesto paesaggistico di esperienze artistiche itineranti e performance site-specific. Cuore del Giardino delle Esperidi è Campsirago Residenza, nel borgo medievale di Campsirago (comune di Colle Brianza): un palazzo del XV secolo, a 700 metri d’altezza, immerso nei boschi di castagni e robinie. Come ogni anno Il Giardino delle Esperidi è un festival diffuso: gli spettacoli dell’edizione 2025 vanno in scena anche nelle piccole corti del borgo di Mondonico del comune di Olgiate Molgora, a Villa Sirtori e nell’antico monastero di Santa Maria la vite del comune di Olginate, nel paesaggio dell’antica cascina di Figina circondata dai prati e monti, nei meravigliosi Giardini di Villa Bertarelli, in antiche chiese rurali e all’eremo di Monte Barro (comune di Galbiate).
Tra le compagnie, gli artisti e le artiste e performer ospiti della ventunesima edizione ci sono: Sista Bramini (in prima nazionale con Un mare di giada), i Motus, Sotterrano, Teatro del Lemming, Sergio Beercock, Ksenija Martinovic, Marcela Serli e Andrea Collavino, Alice e Davide Sinigaglia, Phoebe Zeitgest, Erica Meucci, Giulio Santolini, Kronoteatro e Francesca Sarteanesi, Alessandra Cristiani, Erica Sbaragli, Luca Maria Baldini, Giulia Bertasi, oltre alle attrici e agli attori di Campsirago Residenza.
Tema del festival di quest’anno è “miti e rituali”. Molti spettacoli e performance hanno per temi la mitologia greca e i rituali come Troiane del Teatro del Lemming in scena venerdì 4 luglio per otto spettatori alla volta. Sul tema del rito è La vita resistente di e con Marcela Serli e Andrea Collavino (5 luglio), mentre sul tema del dionisiaco e del sacrificio è lo spettacolo LE BACCANTI – fare schifo con gloria di Giulio Santolini (in programma il 10 luglio), una performance interattiva che sperimenta stati di trance/estatici tipici del contesto rituale, alla ricerca di crasi filosofiche ed estetiche fra il concetto di divino antico e un immaginario futuristico. Ma anche Like A Whisper Do Not Scream, performance in due atti di Francis Sosta dedicata all’acqua e alla sua venerazione, uno dei culti più antichi della storia, trasversale e presente in tutti i miti e le cosmogonie del mondo antico. In
programma il 12 luglio, la performance esplora il simbolismo dell’architettura dei pozzi sacri, templi iconici del culto delle acque in Sardegna
Nella notte tra il 5 e il 6 luglio il festival ospita le performance della durata di sei ore (da mezzanotte alle sei di mattino) della compagnia milanese Phoebe Zeitgeist, prodotta da e per Il Giardino delle Esperidi Festival in collaborazione con Associazione Terzo paesaggio: Persephone La Notte. L’alba si presentò sbracciata e impudica, un progetto performativo site-specific e unico proprio perché creato appositamente per il festival. Secondo evento di punta dell’edizione 2025 è la performance della durata di un’intera giornata, e scandita in sette tappe, Errando per antiche vie a chiusura del festival domenica 13 luglio.
Anche quest’anno centrale è infatti il cammino: oltre alla performance Just walking di Campsirago Residenza, dedicata alla storia del cammino – presentata nel 2024 e riproposta quest’anno – Michele Losi ha ideato il già citato Errando per antiche vie, un percorso performativo lungo quattordici ore che attraverserà sette luoghi tra il borgo di Mondonico e il Monte Barro, passando per la dorsale del Monte di Brianza. Ispirata ai sette chakra del corpo umano, ai loro significati e al loro farsi paesaggio nell’azione performativa, l’azione artistica in cammino inizierà con l’alba per terminare nella notte con la festa di fine festival. La camminata artistica, suddivisa in sette tappe – luoghi di performance site-specific che si possono vedere anche singolarmente – attraversa alcuni dei punti di energia del Monte di Brianza, territori percorsi da millenni e che sono stati la cornice di eventi performativi nel corso delle venti edizioni del festival. Il pubblico avrà la possibilità di condividere l’intera la performance o potrà raggiungere i sette luoghi di spettacolo per assistere alle singole performance. A ogni tappa il monaco giapponese Seigoku proporrà una pratica zen insieme al regista Michele Losi. Il progetto prosegue l’ampio lavoro di ricerca artistica che Campsirago Residenza sta portando avanti negli ultimi anni con la produzione di performance itineranti urbane e in natura. Partecipano a Errando per antiche vie le e i performer di Campsirago Residenza Anna Fascendini, Giulietta De Bernardi, Benedetta Brambilla, Noemi Bresciani, Sofia Bolognini, Sebastiano Sicurezza insieme alla danzatrice e performer Alessandra Cristiani che porta in scena gli spettacoli Opheleia e Matrice – da Ana Mendieta, al musicista e compositore Luca Maria Baldini, alla fisarmonicista Giulia Bertasi e alla coreografa Elisa Sbaragli con la performance Mirada.
Accanto a questi temi legati alla natura e ai riti, prevalenti nella programmazione del festival sono anche tre delle tematiche di attualità più urgenti e gravi: la guerra (affrontata in Boiler Room di Ksenija Martinovic e in Troiane del Teatro del Lemming), la violenza (con Daemon dei Motus e Barbablù di Campsirago Residenza), il cambiamento climatico (con Cabaret Artico di Social Community Theatre Centre).
Il programma del festival è concepito come un lungo viaggio, un unicum performativo e artistico: le Esperidi 2025 non propongono solo un palinsesto di spettacoli, incontri, performance in cammino e concerti, quanto un percorso esperienziale che abbraccia l’insieme della programmazione delle due parti del festival. Una delle peculiarità delle Esperidi è proprio l’invito al pubblico a trascorrere un intero giorno o weekend al festival, per regalarsi di un’esperienza unica e comunitaria, tra spettacolo dal vivo, arte, paesaggio, convivialità, contatto con la natura.
Quando la natura cessò di parlarci, le pietre divennero soltanto pietre, gli alberi alberi, le cose, i luoghi e gli animali non erano più un Dio, ma diventarono simboli. Quando l’umano perde la propria connessione con la natura ogni cosa che viene mangiata, odorata, calpestata, perde la sua rilevanza archetipica. Le muse stanno alla radice della trasformazione della natura in arte e questo lungo cammino delle Esperidi (21 anni di ricerca in cammino) ci consentono di connettere luoghi naturali, vibranti e vivi a istanti di danza, poesia, musica e teatron (il luogo dello sguardo) in un esperimento unico e irripetibile. Il festival quest’anno anno comprende temporalmente i quattro momenti sincronici della giornata: l’alba, il mezzogiorno, il tramonto, entrando nella notte con spettacoli e performance site specific. L’ora di Pan è sempre stata il meriggio; il dio appariva nell’impeto e nel fulgore del mezzogiorno, il punto più alto della potenza naturale, il misterioso momento in cui noi e la nostra ombra siamo un tutt’uno. Il mezzogiorno come la mezzanotte è un momento di transizione e, come la mezzanotte, l’alba e il tramonto, una radice di orientamento primordiale per quello che potremmo chiamare l’orologio simbolico. Lo spazio attraversato e vissuto, tra Mondonico ed il Monte Barro passando per Campsirago e la dorsale del San Genesio, riprende i principali punti di energia del Monte di Brianza, luoghi percorsi da millenni e che hanno ospitato eventi performativi, concerti e rave nel corso degli ultimi 50 anni. La 21esima edizione del Festival dedicato alle Esperidi è una lunga cavalcata performativa che sarà anche rito di connessione alla natura e a questo luogo.
Michele Losi, direttore artistico
Il festival quest’anno ospita anche la seconda parte della Summer School Performing arts e cultura sostenibile: riprogettare i territori organizzata da Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. La seconda edizione della Summer School si svolge presso il DAMSLab di Bologna dal 30 giugno al 3 luglio e a Campsirago Residenza il 4 e 5 luglio, nell’ambito del Giardino delle Esperidi Festival per un’immersione nel teatro in natura, nella progettazione e nella pratica dello spettacolo dal vivo. Venerdì 4 luglio dalle ore 9.00 alle ore 13.00 si tiene il workshop in natura con Sista Bramini fondatrice di O Thiasos TeatroNatura, mentre nel pomeriggio, dalle ore 15.00 alle 18.00, si tiene il workshop di progettazione culturale territoriale a cura di Matteo Casari ed Emanuele Regi dell’Università di Bologna. Sabato 5 luglio, dalle ore 14.30 alle ore 18.30, sarà invece il direttore artistico Michele Losi a tenere l’ultimo workshop della Summer School per approfondire le pratiche del teatro nel paesaggio e l’esperienza ultraventennale di Campsirago Residenza.
Apre il festival, giovedì 3 luglio alle ore 17.30 presso la Chiesa e Convento di Santa Maria la vite di Olginate, l’incontro/percorso Nutrimenti organizzato da C.Re.S.Co. Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea: una conferenza, ma anche una proposta di rito, per rinnovare le pratiche del fare comunità, del fare e dell’abitare il teatro. L’evento è aperto da una conferenza con Ippolito Chiarello, Ester Tatangelo e Michele Losi a cui segue una camminata comunitaria e silenziosa per dare libera circolazione alle idee. Al termine della camminata si condivide una riflessione sulle suggestioni scaturite dalla conferenza e durante la passeggiata per generare binario di scambio che faccia transitare dal tema della comunità a quello piu specifico del teatro. Si discuterà di che tipo di teatro desideriamo oggi – come spettatori, spettatrici e come artisti/e – e quali possono essere le architetture teatrali per cambiare l’abitare in riferimento alle nuove pratiche e alla struttura che le ospita. Saranno favoriti gli interventi di tutti i presenti per un contributo collettivo all’ideazione di una nuova mappa teatrale che dia le coordinate di dove siamo e dove intendiamo dirigerci. Nutrimenti nasce nel 2021 in seno al Tavolo delle idee di C.Re.S.Co dal bisogno di ritrovare la
comunità e ripartire dai sogni di cittadine e cittadini per rilevare una nuova tipologia di carta geografica teatrale.
La programmazione di spettacolo dal vivo della ventunesima edizione delle Esperidi inizia invece alle ore 21.00 a Villa Sirtori di Olginate con Mare di Giada, prima nazionale del nuovo spettacolo di Sista Bramini, una delle più importanti esponenti e pioniere a livello nazionale del teatro in natura, importante fonte di ispirazione e insegnamento per Campsirago Residenza. Ispirato alla novella orientale di Marguerite Yourcenar Come Wang Fo fu salvato, lo spettacolo fonde l’arte del narrare storie, paesaggi e personaggi di Sista Bramini con la poesia pittorica di Wang fo e la musica di Sara Galassini, creata con una molteplicità di strumenti dalle sonorità orientali che contribuisce a generare l’atmosfera emotiva e misteriosa il cui cuore si trova nell’inconciliabile relazione tra l’Arte e il Potere.
Si prosegue venerdì 4 luglio (dalle ore 16.00 alle ore 23.00; otto spettatori alla volta) con il già citato spettacolo Troiane del Teatro del Lemming, drammaturgia, musica e regia di Massimo Munaro. Il lavoro mette al centro, come è proprio della poetica del Teatro del Lemming, la relazione diretta e prossemica con lo spettatore ed è la seconda parte di un ciclo intitolato “Attorno a Troia” che indaga il tema della distruzione di una civiltà e dell’esilio, interrogandosi sulla possibilità della conservazione di una identità culturale, della sua trasformazione e di una sua possibile rifondazione. Lo spettacolo parte dalla rievocazione delle donne troiane, uniche superstiti del massacro, che stanno per salire sulle navi dei vincitori Achei e che saranno trascinate come schiave lontano dalla patria. La felicità è perduta, resta solo tra le macerie il suo struggente e amaro ricordo. Le loro mani stringono solo le mani di altre sventurate compagne. Troiane è uno spettacolo che porta a riflettere sul nostro presente: alla fine della Seconda guerra mondiale abbiamo sperato che la guerra potesse diventare un tabù per la nostra civiltà. La creazione di organismi sovranazionali come l’Organizzazione delle Nazioni Unite e la stessa nascita della Comunità Europea, sembravano indicare la raggiunta consapevolezza collettiva che la terra è una sola e una sola l’umanità che la popola. Oggi anche questa sembra una delle tante utopie crollate nella polvere di fronte al risorgere dei nazionalismi, mentre la parola guerra e persino il possibile uso di armi atomiche non suscita più, come un tempo, un immediato e naturale terrore. Le barbarie continuano a proliferare e le parole Libertà, Uguaglianza e Fraternità stridono con la realtà.
Alle ore 21.00 di venerdì 4 luglio va in scena la “performance per elettronica e persone” di Sergio Beercock Gotico mediterraneo. Beercock fonde il corpo, la voce e la musica elettronica in un’esperienza musicale e poetica unica, intrisa del concept di isola. Nato in Inghilterra ma cresciuto in Sicilia, Beercock porta nella sua performance l’influenza delle due isole e, attraverso cori, body- beats campionati e loop-station, crea un ponte tra influenze urbane ed elementi arcaici mediterranei, rendendo tangibile la dualità delle sue origini. La sua voce, potente ed emotiva, trasmette densità e intensità, quasi al limite del gospel, mentre i momenti in cui canta insieme al pubblico aggiungono un’atmosfera corale e partecipativa alla sua esibizione, trasformandola in un rito, un connubio di suono, identità e collettività.
A seguire grande attesa per la potente e attualissima performance Bolier Room di Ksenija Martinovic performer, autrice e regista serba. Lo spettacolo, vincitore della Menzione Speciale
Premio Scenario 2021, è dedicato al rapporto tra la musica tecno e le guerre (nello specifico le guerre jugoslave, che lei stessa ha vissuto, e il conflitto israelo-palestinese), ma anche alla nostra società sempre più tecnologica dove tutto è “a portata di clic” e al mondo dei social che ci bombarda continuamente di immagini di genocidio, atroci massacri, insieme a pubblicità di prodotti e video di svago. Boiler Room è un’opera site-specific, un’installazione sonora, un luogo di luci fluorescenti e stroboscopiche che pulsano a ritmo di musica e invitano il pubblico a seguirne il movimento. La performance – con Federica D’Angelo, Alessio Genchi, Matteo Prosperi, Ksenija Martinovic e Margherita Varricchio – scavalca il teatro in cerca di altri immaginari per favorire il riconoscimento culturale, la cittadinanza e le fragilità delle nuove generazioni. Lo spettacolo porta a riflettere con grande efficacia su quale potrebbe essere il punto di rottura della musica in una determinata zona di confine, di guerra o di resistenza. Dedicato alla Dj palestinese Sama Abdulhadi, che grazie alla Boiler Room diventa virale e conosciuta in tutto il mondo come “The Palestinian Techno Queen”, lo spettacolo fa nascere domande su un’intera generazione di giovani, la “Generazione Y”, i cosiddetti Millenials. Partendo da testi sociologici, come Millennials Rising: The Next Great Generation di Howe, Neil, Strauss e Technoevo di Alessandro Issidoro Re, la performance si concentra sulle teorie sociopolitiche del filosofo Mark Fisher. Un’esperienza toccante e intensa per il pubblico, che viene trascinato dai performer, dalla musica, dai video proiettati (che mostrano anche rave israeliani alle porte di Gaza) e dal drammatico e forte monologo di Ksenija Martinovic, a vivere un momento di forte impatto emotivo e di riflessione.
Sabato 5 luglio, alle ore 21.00 – dopo il workshop di Michele Losi nell’ambito della Summer School
– va in scena La vita resistente di e con Marcela Serli e Andrea Collavino, un rito collettivo, una partitura a due, dove la verità diventa finzione e la finzione verità, una tragicommedia che si ricrea, snodandosi in modo libero davanti al pubblico; un atto performativo di condivisione dove poter far emergere ricordi personali e privati: “I riti e le cerimonie sono azioni umane genuine capaci di far apparire la vita in chiave festosa e magica, mentre la loro scomparsa la dissacra e la profana, rendendola mera sopravvivenza. Da un reincanto del mondo ci si potrebbe aspettare un’energia curativa in grado di contrastare il narcisismo collettivo”.
Si prosegue alle ore 22.30 con Concerto fetido su quattro zampe di e con Alice e Davide Sinigaglia, produzione SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione. Ispirato a L’animale che dunque sono di Jacques Derrida e all’album Destroy the Enemy dei DSA, la performance si interroga sull’animalità, sul senso della ferocia e sull’evoluzione dell’uomo.
A mezzanotte ha inizio la performance Persephone La Notte L’alba si presentò sbracciata e impudica di Phoebe Zeitgest, regia e ideazione di Giuseppe Isgrò. Il progetto performativo riflette sull’ambiente, sui rapporti tra l’uomo e la terra, sulla trasformazione di luoghi e spazi, sulla resilienza umana e quella di tutte le altre specie, in dialogo, in conflitto, a confronto. Creato per la XXI edizione de Il Giardino delle Esperidi Festival, lo spettacolo conduce il pubblico tra i boschi per un’esperienza che attraversa il tempo e il paesaggio. A partire dalla mezzanotte fino all’alba, tre figure che alludono alla triade mitica di Ade, Demetra e Persefone si contendono il discorso sull’uomo e sulla natura, traghettando il pubblico tra visioni mistiche, invettive, danze. Il percorso parte dalla fornace divina, il forno comunitario della corte centrale di Palazzo Gambassi e ad esso ritorna, attraversando i sentieri nel bosco che celano testi, riti, concerti. Persephone è anche una riserva
botanica di tutte quelle parole, pronunciate da autrici legate al sentimento di emancipazione dell’umanità da legami sociali, economici e culturali soffocanti. Donne che hanno aperto l’orizzonte di una nuova ecologia, come Anna Maria Ortese e Amelia Rosselli.
Nella mattina di domenica 6 luglio (ore 11.00) il Festival riprende con la prima nazionale di Storia di un Ruscello di Erica Meucci (produzione Laagam), un racconto per immagini, una danza scritta per un’interprete e una pietra. Il lavoro, in scena nel bosco di Campsirago, trae ispirazione dalle idee ecologiche del geografo anarchico Élisée Reclus, secondo il quale per ricollocarsi al fianco degli altri esseri viventi è necessario riconoscersi vulnerabili ed esposti al pericolo, svincolandosi da un’idea di dominio ed entrando in relazione con gli ambienti che attraversiamo. La danzatrice si muove su una pietra senza mai scendere: questo limite spinge il corpo a riscrivere continuamente le proprie geografie e i propri equilibri, accentuandone la sensibilità verso i mutamenti minimi dell’ambiente, fino a renderli capaci di plasmare e ridefinire il corpo. La figura si staglia nel paesaggio, sperimenta la scena come luogo di vulnerabilità ma anche come spazio intimo e privilegiato di ascolto.
Alle ore 16.00, a Olgiate Molgora, va in scena la performance itinerante di Campsirago Residenza Just walking. Il tema del percorso di Michele Losi è il cammino nell’evoluzione della storia dell’umanità e in relazione al tempo presente e alla società contemporanea. Una biografia in cammino, attraverso testi originali e l’ispirazione di grandi scrittori che hanno tracciato vie filosofiche, poetiche e letterarie del camminare. Una performance immersiva che attinge anche dalle molte pratiche di cammino e che racconta le esperienze pubbliche del camminare come pratica collettiva e comunitaria: uno dei più potenti atti politici, oggi come ieri.
A Mondonico, alle ore 18.00, è la volta del concerto Narrazioni sonore per scenari possibili del Giulia Bertasi Trio: atmosfere cinematografiche che portano altrove l’ascoltatore, in un viaggio sottopelle, alla ricerca di un racconto che possa arrivare là dove le parole si fermano. Come nella colonna sonora di un film non ancora scritto, le note evocano un mondo che lentamente si popola di immagini e personaggi che affiorano da lontano.
La prima parte di Festival si conclude con lo spettacolo tout public INnaturale, una creazione di Emanuela Dall’Aglio (doppia replica alle ore 20.30 e alle ore 22.00) riallestito da Campsirago Residenza. Un inconsueto scienziato conduce il pubblico alla ricerca di strane creature per scoprire e registrare i loro pensieri. Ha così inizio un viaggio che svela la presenza di animali immaginari, intorno ai quali Emanuela Dall’Aglio ha ideato nuove biografie. INnaturale vede lavorare alla sua rinnovata rimessa in scena Emanuela D’Aglio, autrice del progetto, insieme a Michele Losi e agli attori e attrici della Residenza: una nuova drammaturgia e un nuovo lavoro sul percorso nel paesaggio che unisce competenze ed esperienze artistiche diverse.
Dopo una pausa di tre giorni, il Festival riprende giovedì 10 luglio alle ore 17.00 con un incontro di pratiche zen con il monaco Seigaku e con la presentazione del suo libro Lo Zen e l’Arte del Mangiar Bene. Grazie ai tre anni trascorsi nel più importante monastero Zen del Giappone, Seigaku ha potuto condensare in questo libro 700 anni di tradizione buddhista, declinandola però secondo le esigenze della vita moderna.
Alle ore 18.30 ci sarà invece la presentazione a cura di Giulia Alonzo del libro TEATRO, COMUNITA’ E INNOVAZIONE – Venti anni di SCT Centre di Alessandro Pontremoli, Alessandra Rossi Ghiglione, Giulia Alonzo. A seguire (ore 19.00) la performance Cabaret Artico con la regia di Alessandra Rossi Ghiglione, prodotto da Dispari Teatro. Cabaret Artico è uno spettacolo interattivo sulla base del gioco dell’Oca, al cui centro c’è il tema della crisi climatica. La sfida di Cabaret Artico, nato nell’ambito del progetto europeo Green Ethics, è quella di raccontare attraverso il teatro la crisi climatica con realismo, ma anche con speranza, partendo dai dati scientifici che documentano in modo inequivocabile come l’attuale cambiamento ambientale sia prodotto dall’azione umana, ma raccontando anche le possibilità percorribili di un futuro equo e sostenibile.
Alle 21.30 va in scena LE BACCANTI – fare schifo con gloria di Giulio Santolini con Mariangela Diana, Ilaria Quaglia, Veronica Solari: tre corpi invitano a sovvertire il pensiero e a smembrarlo. All’ombra di un futuro distopico, con alle spalle un passato costruito sulle rovine di civiltà scomparse, le performer evocano il presente che non vogliamo vedere. Rifiuti, oscenità e caos sussurrano che c’è qualcosa nel cuore di tutte le cose che sfugge alla nostra comprensione, qualcosa di puro e spaventoso che celiamo alla vista, qualcosa che solo il rito può mostrare e salvare dal buio in cui è stato rinchiuso; una primavera fra i rifiuti, una festa irriverente e iconoclasta sulle macerie della nostra civiltà.
Grande attesa per la ricca giornata di venerdì 11 luglio: si inizia alle ore 16.30 con Le pratiche con gli antenati di Seigaku e, alle ore 18.30, con la proiezione del videomaggio di Mario Bianchi CAMMINARE DENTRO LA LUCE. Il cammino nel cinema. UN PERCORSO POSSIBILE. Il
video attraversa a suo modo i film che nella settima arte hanno voluto rendere omaggio al dono del camminare, non solo come possibilità di immersione nella meraviglia silenziosa della natura, ma, attraverso la sua metaforizzazione, come volontà di avventura, come segno di speranza e di cambiamento, in un turbinio di immagini che la luce del cinema ci ha donato per mezzo di maestri come Monicelli, Germi, Ford, Bunuel e Pasolini.
Alle ore 19.30 Camilla Barbarito si esibisce con la sua band portando a Campsirago l’appassionato concerto Cargo Sentimento popolare d’assalto. Un live fatto di grande energia espressiva, ritmiche e sonorità meticce che si fondono e incrociano grazie all’amore per la musica popolare mediterranea e del sud del mondo. Il comune denominatore del percorso musicale è quello della valorizzazione delle forme popolari, ma lontanissimo dagli approcci filologici e accademici; uno sprigionamento condiviso di energie tratte dalla tavolozza dei colori primari dei sentimenti umani.
Alle ore 21.30 va in scena l’ultimo spettacolo di Campsirago Residenza: Barbablù con Sebastiano Sicurezza e Benedetta Brambilla e la regia di Michele Losi. Nella drammaturgia originale di Sofia Bolognini, protagonisti non sono le figure di vittima e carnefice, ma due testimoni, ispirati i due gemelli della Trilogia della città di K di Ágota Kristóf, che portano il pubblico in un viaggio attraverso una moltitudine di stanze di Barbablù. I testimoni osservano tanti Barbablù diversi, ciascuno con la propria camera segreta. Osservano, vivisezionano e testimoniamo le infinite possibilità di follia e perversione dell’essere umano. Tema dello spettacolo è così il male assoluto.
Chiudono la serata, alle ore 23.00, i Motus con Daemon: in scena Enrico Casagrande e Alexia Sarantopoulou, regia e drammaturgia Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande, luci e video Daniela
Nicolò, una produzione Motus in collaborazione con Rimimir-Scenkunst, Norway. La performance è il preludio al secondo movimento del progetto sulla mostruosità che si intitolerà “Frankenstein (a History of Hate)”. Il titolo è tratto da uno dei tanti termini negativi con cui viene chiamata la creatura nel Frankenstein di Mary Shelley. La performance affonda le radici nel cuore oscuro di Frankenstein, ripercorrendo il momento in cui la creatura, inizialmente innamorata della bellezza del mondo e degli esseri umani, scopre la propria condizione di reietto. Daemon è l’incubo che prende forma nella mente della giovane Shelley, un’allucinazione che si muove tra nebbie, boschi e riflessi d’acqua, dando corpo a quel momento in cui l’amore e la fantasia si spezzano e si trasformano in furia e ribellione. Come la creatura di Frankenstein, Daemon afferma il valore della mostruosità e della metamorfosi, un grido che attraversa il tempo per rivendicare il diritto di esistere fuori dagli schemi imposti. Nello scavo sulle origini dell’odio e dell’inestimabile dolore a esso inevitabilmente connesso – perché chi odia non è mai felice – Shelley traccia una nuova geografia del terrore, che troppo risuona oggi.
Sabato 12 luglio si inizia alle ore 17.00 con la presentazione di Errando per antiche vie a cura di Michele Losi e con pratiche zen guidate dal monaco Seigaku. Alle ore 19.30 va in scena Like A Whisper Do Not Scream, nuovo lavoro di Francis Sosta – artista transdisciplinare e performer con base tra Berlino e l’Italia – dedicato all’acqua intesa come elemento, divinità̀, presenza, vita e rigenerazione. Un’installazione performativa site-specific composta da due atti in cui suono, installazione e performance si intrecciano per guidare il pubblico in un’esperienza di ascolto profondo. L’opera esplora il simbolismo dell’architettura dei pozzi sacri, templi iconici del culto delle acque in Sardegna e la conoscenza che viene tramandata attraverso l’acqua. Like a whisper do not scream vuole celebrare la tradizione della sacralità femminile come storia silenziata, riportando in luce aspetti delle civiltà matriarcali antiche, come una struttura sociale in cui regnavano pace e uguaglianza di genere, essenziali per affrontare le complessità della contemporaneità in un’ottica di tempo non- lineare.
Alle ore 21.30 Kronoteatro e Francesca Sarteanesi portano in scena Un po’ meno fantasma con Tommaso Bianco. Il monologo ruota intorno alla sensibilità, alla delicatezza emotiva e al pensiero raffinato del protagonista, prigioniero del suo sguardo limpido ed elegante che si scontra inevitabilmente contro il torpore generale e la grossolanità degli esseri umani. È un suono di parole intimo, solitario e appagante. Quella del protagonista è all’apparenza una storia minuta e fragile, ma che incorpora un portato emotivo ampio e profondo. Marcello è una persona qualsiasi con una caratteristica peculiare: parla a un volume di voce molto basso. Questa sua delicatezza, questo suo muoversi leggero e in retrovia, ha sempre condizionato la sua esistenza e, dentro questa, i rapporti umani, lavorativi, famigliari, amorosi. È consapevole di avere una condizione differente rispetto al mondo che lo circonda, ma non per questo si è mai considerato un debole e un triste. Dal flusso monologante di Marcello emergono con forza e robustezza i personaggi che ha incontrato e che, per contrasto, ne definiscono i contorni emotivi e sentimentali.
La serata si chiude con la presentazione di Dj show Twentysomething Edition STUDIO, una produzione di Sotterraneo, ideazione e regia Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa. DJ show è una performance con un obiettivo apparentemente semplice: far ballare un pubblico dentro una drammaturgia. Una playlist di canzoni di ogni genere ed epoca viene intervallata da azioni rapide, testi brevi e visioni di passaggio, con l’idea di mettere in campo un esperimento intermedio fra DJ set
e teatro, dove il vero spettacolo è il pubblico che danza, dove la struttura c’è ma è pensata per deragliare nel rituale epidermico di gruppo, dove il divertimento non distrae e il pensiero non interrompe la festa, anzi: tutto si mescola attraverso l’emulsionante della musica.
Domenica 13 luglio gran finale della XXI edizione del Giardino delle Esperidi con il lungo percorso performativo, scandito in sette tappe, Errando per antiche vie. Cap 1. Dall’alba al tramonto. Il Budda silente che abbraccerà l’intera giornata fino alla sera. L’evento performativo è l’esito di una ricerca sull’energia dei luoghi del Monte di Brianza affinata in vent’anni di attraversamento di questo antico monte legato ai culti delle acque sin dall’età del bronzo.
L’azione comprenderà temporalmente i quattro momenti sincronici della giornata: l’alba, il mezzogiorno, il tramonto, entrando nella notte con la festa di fine festival. Lo spazio attraversato, tra Mondonico ed il Monte Barro passando per la dorsale del San Genesio, riprende i principali punti di energia del Monte di Brianza, luoghi percorsi da millenni e che hanno ospitato eventi performativi, concerti e rave nel corso degli ultimi 50 anni. Errando per antiche vie è una camminata performativa che sarà anche rito di connessione alla natura e a questo luogo. Il pubblico avrà la possibilità di condividere tutta la performance o potrà raggiungerla in punti e orari specifici, per godere di uno solo dei momenti. In corrispondenza di ciascuno dei sette luoghi del Monte il monaco zen Seigoku, in collaborazione con il regista Michele Losi, proporrà alcune pratiche di attenzione rispetto al luogo e al tempo.
Il percorso inizia alle ore 5.45 con l’azione performativa Bastoni di terra di Anna Fascendini e Arianna Losi ispirata al chakra della Radice o della Terra, alle posizioni yoga Vrksasana (albero) e Tadasana (montagna), ai temi dell’energia, della stabilità, all’elemento della terra, al colore rosso e al senso dell’olfatto.
Alle ore 7.30, lungo il Sentiero delle acque da Mondonico a Campsirago e intorno al millenario altare coppellato (risalente all’età del bronzo) dove venivano svolti rituali il pubblico incontrerà la performance Opheleia della danzatrice Alessandra Cristiani: ispirato al quadro preraffaellita “Ofelia” di J. E. Millais, il lavoro è la trama di una visione che fa riemergere un accordo antico. L’immagine di Ofelia è uno specchio in cui riflettersi; diventa un luogo carnale in cui abitarsi, dove l’umano cede al silenzio, imprescindibile abisso. Opheleia è una debolezza, una sospensione temporale, un corpo rubato che si aggrappa alla percezione di sé, come unico e sacro dominio.
Dopo un breve ristoro, nella corte di Palazzo Gambassi il pubblico assiste a un’installazione sonora a cura di Luca Maria Baldini che crea un ambiente emotivo e immersivo attraverso sintetizzatori, campionamenti e ritmi rarefatti. Field recordings e texture elettroniche si intrecciano così in una scrittura musicale che risuona tra contemplazione e pulsazione. Un’esperienza intima, che invita all’ascolto profondo, tra ciò che si muove dentro e ciò che accade intorno.
La seconda vera e propria tappa è ispirata al Chakra Sacrale Svadhishthana: le performer Benedetta Brambilla, Giulietta De Bernardi, Noemi Bresciani e Sofia Bolognina danno vita a una performance site specific sul mondo delle emozioni, sul ciclo riproduttivo associato all’elemento dell’acqua, al senso del gusto, alla sensualità e sessualità femminile. Le performer conducono il
pubblico dalla corte di Campsirago al prato del San Genesio e, poi, fino a Madonna dell’Alpe dove si esibisce in un assolo l’attore Sebastiano Sicurezza: une performance vocale ispirata al chakra del plesso solare che si trova tra il diaframma e l’ombelico, alla forza della personalità, all’elemento del fuoco, al senso della vista e ai dieci petali del loto con all’interno un ariete. Il percorso prosegue poi fino all’antica cascina di Figina, sempre insieme a Michele Losi e al monaco zen Seigoku: qui, dopo il pranzo al sacco e l’introduzione al chakra del cuore, inizia la performance itinerante Matrice – da Ana Mendieta di Alessandra Cristiani: il corpo della danzatrice è come Mater, condizione generativa e trasformativa, luogo attraversato e attraversabile; infinite le sue nature, indecifrabili i suoi sigilli. Con pudore la danzatrice cerca la via per retrocedere alla sorgente, nella visione di un corpo originario e salvifico, colmo e cavo, nell’utopia di una terra lentissima e propizia. Crea una coreografia esistenziale, la ritualità di un viaggio che possa ricongiungerla a un innato sapere percettivo, all’innesco delle forze primarie e alle loro pulsioni vitali.
Si arriva quindi alla Chiesetta di San Rocco e Biagio a Mozzana dove si incontra la quinta tappa ispirata al Chakra della Gola; qui Giulia Bertasi si esibisce in concerto con la fisarmonica. Si prosegue fino ai bellissimi Giardini di Villa Bertarelli. Alla sesta tappa (ore 18.00), ispirata al Chakra del Terzo Occhio, va in scena Mirada di e con Elisa Sbaragli: una performance multimediale la cui vocazione è suggerire al pubblico nuovi modi per contemplare la presenza di un corpo nello spazio, proponendo un punto di vista ultra-dinamico, estremamente distante dal performer, estremamente vicino a una tecnologia che ne amplifica la presenza. Come sperimentare una prossimità digitale nello spazio fisico? Come può la tecnologia amplificare la percezione di un paesaggio senza mortificarlo? Mirada è sguardo sull’infinito e contemporaneamente occhio imperfetto. Si propone come un esercizio collettivo per una visione onnisciente e potenziata che sperimenta nella simultaneità un piacere duplice: quello della prossimità e dell’andare a fondo nel dettaglio e quello che scaturisce dal conforto della distanza, dalla sensazione di controllo su un avvenimento e il panorama che lo accoglie. Attraverso un gioco di schermi e prospettive, lo spettatore sceglie la modalità di percezione del lavoro. In questo modo la posizione del performer e del pubblico è in assoluta orizzontalità.
Errando per antiche vie. Cap 1. Dall’alba al tramonto. Il Budda silente si conclude a Pian dei Goti con la settima e ultima tappa che prende ispirazione dal Chakra della conoscenza: Michele Losi e il monaco Seigoku proporranno un’azione sintesi di questo lungo percorso, prima del concerto finale di Luca Maria Baldini con un’azione performativa e corale di tutti e tutte le performer di Campsirago Residenza. Inizierà così la festa finale della XXI edizione de Il Giardino delle Esperidi Festival.
Il Giardino delle Esperidi Festival è un progetto di Campsirago Residenza con la direzione artistica di Michele Losi. È finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU. È realizzato con il contributo di Fondazione Caroplo e del Fondo Ambiente e Cultura della Fondazione comunitaria del lecchese. Con il sostegno del Parco del Monte Barro e dei comuni di Ello, Colle Brianza, Olgiate Molgora, Olginate. Ha il patrocinio della Provincia di Lecco e del Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone.
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