Intervista al cantautore e attore in scena al Manzoni con “Ho incontrato Spider Woman” domani sera
di Veronica Fino
Cari Amici di ProfAmà,
Bentornatə nel nostro spazio dedicato di MilanoTeatri, fra i primi soli caldissimi e i cartelloni che sono in dirittura finale fra Galà, doverosi ringraziamenti, e ultime repliche di stagione.
Il tempo è finalmente quello della riscoperta dopo il risveglio della Primavera. Fra amori sbocciati, rinati e appena accennati, oggi voglio raccontarVi della mia intervista a Mauro Repetto, storico fondatore del duo 883 insieme a Max Pezzali.
Il suo spettacolo “Ho incontrato Spider Woman” andrà in scena domani sera al Teatro Manzoni insieme alla coautrice e attrice Monica De Bonis. PreparateVi ad un tragicomico e divertente “manuale di sopravvivenza” per l’uomo contemporaneo nella coppia moderna. Ebbene, con questo escamotage, Mauro porta in scena un inno alla donna.
Preparatevi a divertirVi e immergerVi nei ricordi attraverso un teatro che diventa un momento conviviale, come se partecipassimo ad una bella tavolata.
Buona lettura!
Mauro Repetto: tra teatro, musica, memoria e immaginazione
Mauro Repetto è un attore, autore, performer e narratore, cantautore e sceneggiatore.
Noto a tuttə noi, è lo storico co-fondatore degli 883 insieme a Max Pezzali. Il suo teatro personale è originale, crea una fiaba musicale in cui rende leggenda il racconto aubiografico e il pubblico parte integrante dello spettacolo.
Indubbiamente, originale.
Repetto ci ha raccontato del suo rapporto con il teatro e dell’idea dei suoi spettacoli; inoltre, ci ha spiegato del valore dell’Uomo Ragno come simbolo di un’intera generazione; infine, un’importante riflessione sulla donna contemporanea quale reale, vera (non solo “bella” -semi cit.) super-eroina del nostro tempo.
Mauro e il teatro: è come una cena in mezzo agli amici
“Mi sento sempre come un commensale insieme agli spettatori“
VF: «Ciao Mauro, benvenuto. Partiamo dalla domanda che rivolgo sempre ai miei ospiti: che cos’è il teatro per te? E come ci sei arrivato? È una passione nata da bambino oppure una scoperta arrivata nel tempo?»
MR: «Grazie per l’invito! Dunque, mi ricordo di aver studiato Aristotele, il teatro greco, le tragedie classiche. Ho sempre visto il teatro come qualcosa di potentissimo. Però, quando ero adolescente, lo percepivo anche come qualcosa di poco popolare, quasi un po’ impolverato. Così la prima cosa che ho cercato di fare è stata renderlo pop. Io ho messo insieme musica, fiaba e racconto.
Considera che io mi sento sempre come un commensale insieme agli spettatori: uno che rompe il ghiaccio, racconta una storia, canta e alla fine porta tutti a ballare. Questo è il mio teatro.»
Una definizione che racchiude perfettamente la sua idea di spettacolo: non distanza, ma condivisione.
VF: «Quindi alla base c’è soprattutto il desiderio dell’incontro.»
MR: «Assolutamente. Ho sempre avuto voglia di utilizzare il palcoscenico come una sorta di villaggio turistico. So benissimo che a teatro ci sono Shakespeare, Corneille e secoli di storia, ma la vera gioia dell’attore arriva quando entra in simbiosi con il pubblico.»
MR: «Qualunque attore, da Shakespeare fino al teatro contemporaneo, sente davvero il pubblico quando è come a cena con lui. Questa è la magia del teatro. A differenza del cinema, che è più costruito e inevitabilmente più distante, qui tutto accade dal vivo.»
Repetto qui racchiude in una frase il senso dell’arte scenica in toto, fatta di presenza, relazione e scambio umano.
La famiglia e il valore del tempo
Nel corso dell’intervista emerge, intimo e intenso, il tema della famiglia, raccontato con la spontaneità e l’ironia che contraddistinguono l’artista.
Parlando della moglie e delle attività professionali condivise in passato, il discorso approda a figli e genitori.
Quando ci sentiamo, l’artista è con la famiglia e i genitori, ormai non più giovanissimi, nella sua casa d’infanzia, a Pavia. Traspare dalle parole una grande dolcezza verso di loro, e verso i figli, sui quali dice:
MR: «Adesso esistono soprattutto loro. Una volta erano bambini… adesso sono già dei ragazzi. E quando diventano grandi cambia tutto.»
Parole semplici ma vere, sincere. Di quelle che restituiscono il valore delle priorità e di ciò che realmente conta nel tempo.
“C’erano una volta 883”: la fiaba dei menestrelli di Pavia, Mauro e Max
A teatro, Repetto ha già avuto un buon successo di pubblico negli spettacoli precedenti, fra tutti “C’erano una volta 883”, originale rilettura della storia del celebre gruppo musicale.
Si tratta di un’intima e surreale la genesi dei più grandi successi scritti insieme a Pezzali dal lontano 1999, ma in chiave fiabesca.
VF: «Racconti la vostra storia attraverso una sorta di fiaba medievale. Due menestrelli pavesi che devono consegnare delle canzoni a un conte chiamato Claudio… immagino che ogni riferimento sia puramente casuale.»
MR: (ride -n.d.r.-) «Casualissimo.»
Poi spiega l’origine del progetto più nello specifico.
MR: «L’idea nasce dalla voglia di raccontare una storia vera andando molto lontano nel tempo. Un po’ come avevano fatto Benigni e Troisi quando giocavano con il Medioevo. Più ti allontani dalla realtà, e più puoi permetterti di essere ironico.
Così sono nati questi due menestrelli di Pavia che cercano canzoni per il Conte Claudio, che naturalmente è Claudio Cecchetto. Attorno a lui esiste una vera corte fatta di cavalieri, personaggi e nobildonne. Una reggia immaginaria che racconta la nostra avventura.»
Una scelta narrativa capace di trasformare la memoria in leggenda e la biografia in racconto universale.
VF: «Mi sembra una trasposizione estremamente poetica.»
MR: «Perché il teatro permette proprio questo: prendere una storia vera e trasformarla in una fiaba.»
Peter Parker, il supereroe della provincia: l’imperfezione che rende umani
Impossibile non citare l’Uomo Ragno, figura simbolica che attraversa da anni il percorso artistico di Repetto. Fin da “Hanno ucciso l’uomo ragno”, il super eroe in calzamaglia rossa blu e nera ha contraddistinto il suo percorso artistico.
Il suo spettacolo ispirato al personaggio immaginario è “Alla ricerca dell’Uomo Ragno” con la regia di Stefano Salvati e Maurizio Colombi. Un successo.
VF: «Secondo te oggi abbiamo ancora bisogno di Spiderman? O di quel tipo di eroe?»
MR: «Si, decisamente. Peter Parker è probabilmente l’unico supereroe che potrebbe vivere tranquillamente in provincia, magari a Pavia. (-ride n.d.r.-) Non è il più osannato, non è il più perfetto. È quello che sbaglia, cade, si rialza. Per questo credo che sia ancora attuale. È un eroe vicino alle persone.»
In sostanza, il superpotere oggi va rivisto. Non risiede più nella dimensione straordinaria, bensì nella perseveranza quotidiana e nella capacità di attribuire senso all’esperienza.
L’Uomo Ragno diventa così metafora di normalità imperfetta ma onesta, veritiera, capace proprio per questa imperfezione di generare immedesimazione.
Ne “alla ricerca…”, Repetto porta in scena uno spettacolo biografico, ma surreale, mescolando musiche, monologhi e immagini che raccontano retroscena in merito alla nascita della band in un dialogo divertente sul palco con un’intelligenza artificiale e una versione dark di Spider-Man. Ma, sottolinea con orgoglio, non ha ucciso quella parte di “Ragno dentro di sé”.
Ho incontrato Spider Woman: uno spettacolo esilarante sulla vita coniugale
Vi starete chiedendo come mai io mi addentri soltanto ora ad accennarvi dello spettacolo di domani:
“Ho incontrato Spider Woman”, scritto a quattro mani con la coprotagonista e diretto nuovamente da La regia è firmata a quattro mani da Stefano Salvati e Maurizio Colombi.
La risposta è semplice: ogni momento dell’artista Mauro Repetto parte da un tempo lontano, e attraversa un percorso di ricerca di sé, di (ri-)definizione di valori personali, fino a giungere alla maturità e al culmine della ricerca. Una scoperta sul concetto di super eroe odierno.
E, senza più spoiler, è una lei!
Dal mito dell’eroe camuffato che sfugge da Goblin, scienziati mentalmente instabili e affini, nasce difatti la riflessione più contemporanea che Mauro porta in questo suo nuovo progetto teatrale.
A differenza dell’eroe, solo per autodefinizione nella sua natura, l’eroina è parte essenziale di un nucleo, di una famiglia. Nondimeno, essenza stessa del multitasking.
Cercando prima l’Uomo Ragno…
Riprendendo le domande a Mauro:
VF: «Dopo aver cercato l’Uomo Ragno sei arrivato a Spider Woman. Come nasce questo passaggio?»
MR: «Nasce dall’idea che oggi il vero statuto di supereroe appartenga alle donne.
Credo che noi uomini abbiamo bisogno di un manuale di sopravvivenza per restare al passo. Le donne oggi sono molto più consapevoli, più esigenti e più determinate rispetto a qualche generazione fa. Lo spettacolo racconta proprio questo: una sorta di guida tragicomica per il maschietto contemporaneo.»
Una riflessione che apre – inevitabilmente- un tema più ampio.
VF: «Mi piace molto questa idea. Oggi più che mai è importante sottolineare il valore della figura femminile. La vera eroina contemporanea è proprio la donna comune, quella che ogni giorno affronta lavoro, responsabilità, famiglia e relazioni senza bisogno di clamore.»
MR: «Assolutamente sì. Regina del multitasking: mentre noi uomini se facciamo due cose rischiamo di perderci, le donne sono capaci di fare tutto, e farlo bene. Non a caso, mentre il super eroe agisce d’istinto, di pancia, la supereroina è molto più scientifica e più acuta. E per questo può ferire più di Peter Parker in persona» (e costume -n.d.r.-)»
La collaborazione con Monica De Bonis
VF: «Dicci di più del Tuo spettacolo con Monica De Bonis.
Si tratta, appunto, di un manuale di sopravvivenza per l’uomo di oggi, che deve stare attento alla sua compagna e non darla mai per scontata. Altrimenti è inevitabile perderla.
MR: «Io e Monica De Bonis siamo partiti dallo spettacolo sull’Uomo Ragno. Lei era la donna onirica, e spesso ci siamo divertiti a osservare da lontano coppie al ristorante o in strada. Di lì, poi, ci dilettavamo a doppiarli o creare dialoghi, e perché no, anche passioni e qualche piccola incomprensione. Dall’esercizio che ci faceva sorridere è nato perciò un copione”.
VF: «Vi siete ispirati alla vita di tutti i giorni colorandola di ironia!»
MR: «Si, il fatto che Monica conoscesse bene l’argomento (ride di nuovo, divertito e allusivo -n.d.r.-) con grande padronanza e sagacia delle malizie e astuzie femminili, ho notato cose che da giovane, ma per un contesto generazionale, ignoravo. Allora si ascoltavano meno le tipe, le fidanzate. Non riuscivano a portarci un giorno intero all’Ikea, senza troppe spiegazioni. Lo stile di “Prendi una donna e trattala male…”, non funziona più. Anzi, è completamente il contrario.»
VF: «La donna oggi è più consapevole e forte, tollera meno. In qualche modo.»
MR: «Decisamente. Anche un cuoricino su Instagram può fare la differenza: se non sei dedito completamente alla tua compagna, ti ritrovi sbattuto brutalmente fuori dal gioco. Rimpiazzato. Nello spettacolo, le dinamiche di coppia assumono un linguaggio iperbolico, per scelta mia e di Monica, all’interno di una dimensione ultrapop.
Le piccole cose che contano: Quel niente che è tutto
VF: «Mauro, tu canti diversi brani, uno in particolare -che ho molto apprezzato- è “Quel niente che è tutto”, che ripropone un po’ quanto mi stai rivelando sull’attenzione alla Tua compagna. che sia sul palco, o nella vita. Credo Tu ti sia profondamente ispirato anche al rapporto con Tua moglie (di cui mi ha detto in maniera più personale n.d.r.)»
MR: «Sì, è un brano che parla di piccole cose che creano le basi per un rapporto saldo, come il caffè a letto al mattino. Canto anche alcuni miei brani, così come alcuni degli 883. Interpreto anche cover di Mina (“Grande grande grande”), Baglioni (“Amore bello”) per rinforzare l’idea sul palco, ma la musica è sì, comprimaria, ma accessoria rispetto alla narrazione.
VF: «C’è anche un’ulteriore passaggio riflessivo nello spettacolo. E particolarmente simbolico.»
MR: «Esattamente. Volevamo anche far riflettere, oltre che ridere. Sul palco, ad un certo punto, appaiono delle scarpette rosse. Quel momento coincide col monologo sul rispetto verso le donne, confidando di sensibilizzare sullo stop ai femminicidi.»
Il tono dell’attore cantante qui cambia, diventa più intenso benché flebile. Porta con sé una partecipazione emotiva. E cogliere tale sensibilità, in un uomo che fa dell’ironia la sua chiave di lettura del mondo, è un valore aggiunto.
Il potere dell’ironia: affrontare le difficoltà col sorriso
In merito all’aspetto dell’ironia, posso affermare, nonostante la sola telefonata, che essa caratterizza il suo universo narrativo e dialogico, mostrando enorme intelligenza.
MR: «Nei miei spettacoli per un momento chiedo consiglio all’Uomo Ragno. E lui mi fa capire che il vero super-potere non è la ragnatela, non è la forza. Il vero superpotere è affrontare le difficoltà con il sorriso.
Arrivare alla fine della giornata e dire: “È andata come è andata, ma ce l’ho messa tutta”. Questo è il superpotere che nessuno può toglierti.»
Una riflessione che va ben oltre il teatro.
VF: «Quando una persona dà davvero tutto ciò che può, poi le cose possono andare bene oppure male, ma rimane la consapevolezza di aver vissuto pienamente quell’esperienza. Ed è da lì che si può sempre ripartire.»
MR: «Esattamente.»
Vecchi e nuovi brani: poesie nascoste
Riprendo il tema dei brani e inediti, perché il legame di Repetto con la musica è viscerale. Giocoforza. Ma è anche evidente la sua formazione classica.
VF: «Mi ha colpita, in particolare, un verso della ballad “In riva a te”: “Sei la più bella leggenda, musa, dolce linfa…”. Ho pensato immediatamente che dietro quelle immagini ci fosse una forte componente poetica e conoscenza letteraria ben strutturata. Non nomi a casaccio come spesso si sentono.»
MR: «Lì dentro ci sono Dante, Catullo, Virgilio… tutte le cose che ho studiato.»
La formazione umanistica di Mauro riaffiora naturalmente nella sua scrittura, trasformandosi in immagini semplici ma evocative, capaci di parlare a generazioni diverse.
Parlando con Mauro Repetto ci si rende conto che non è “solo quello degli 883”, bensì chi li ha in parte fondati e rappresentati, omaggiandoci di brani intramontabili. Eppure, è solo parte della sua storia artistica.
Oggi il suo teatro è un luogo di incontro.
Vi convivono memoria, ironia, musica e immaginazione. Un teatro che non separa il palcoscenico dalla platea, ma li unisce. Insieme, condividendo. Oltre uno schermo.
Come si fa ad una cena tra amici. O come quando si canticchia quella canzone che tutti conoscono e tutti, alla fine intonano.
Come una storia che continua a raccontare e raccontarsi.
«Alla fine dei miei spettacoli il pubblico è sempre in piedi sotto il palco a cantare. Ecco, quella per me è la felicità.» dice Mauro, salutandomi.
Ed è forse questa la definizione più potente del suo modo di percepire e fare teatro.
Intervistare Mauro Repetto per me è stata una grande sorpresa, come un catapultarmi immediatamente nella mia infanzia.
Inevitabilmente, sono tornata a quelle canzoni imparate senza che ce ne accorgessimo, quei ritornelli fra estati, feste, amicizie e sogni. Mauro rievoca ricordi, momenti indimenticabili, tempi più lieti e –almeno nella percezione di noi giovanissimi di allora- la fiducia in un eroe in cui credere, anche nel caso avesse bisogno di un piccolo là di supporto ci faceva sentire essenziali. Come se fossimo anche “noi” parte delle storie eroiche.
Ma Repetto dona più di questo nelle sue parole. Regala a chi lo ascolta un viaggio tra memoria, teatro, musica e immaginazione, con grande intelligenza, ironia e una gran voglia di raccontarsi non risparmiandosi. (Sorpresa nelle sorprese, aggiungo.)
Perché alla fine, nell’istante in cui scegliamo di essere persone perbene (non solo perbeniste -n.d.r.-), incontriamo davvero gli eroi e le eroine di oggi. Guardandoci allo specchio.
Repetto lo ha fatto, mettendosi più volte in gioco, ed è diventato lui stesso una versione più eroica e consapevole di sé.
E forse, quella stessa sicurezza di essere parti di un “noi”, e del nostro eroismo quotidiano -quello fatto di scelte, compromessi, ilari battibecchi- ora sta a Voi mostrarla. FateVi sorprendere dalla meraviglia quotidiana di Spider Woman.
Veronica Fino
Quando: 25 Maggio 2026, ✨Anteprima nazionale✨
Dove: Teatro Manzoni, Milano

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