Recensione: “Je suis la mer”

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“Per tutte quelle volte che mi sono sentita di affondare, per quando invece è stato dolce naufragare, per quando mi sono persa in mezzo al mare” Guidato da queste parole va in scena al Teatro Franco Parenti “Je suis la mer” del perdersi, del ritrovarsi, del naufragare. Il monologo scritto e diretto da Vanessa Korn crea uno spazio di condivisone all’interno del quale rigenerare quel momento di crisi che almeno una volta nella vita appartiene a tutti e in cui metti in discussione ogni cosa.

Quel momento in cui ti accorgi che il tempo del desiderio ingenuo, di quello che vorrei che fosse la mia vita, si scontra con quello che sei diventato/a. L’attrice racconta di uno spazio in cui perdersi e allo stesso tempo ritrovarsi. Più consapevoli però, più forti. Non c’è più quello che vorrei, ma quello che è, mentre si è ancora indecisi se accettarlo o meno.

Durante la messa in scena ripercorriamo insieme a lei momenti significativi della sua vita: delusioni, grandi amori, grandi esperienze, la sua famiglia. Non hanno però lo scopo di esporre il proprio personale in modo gratuito. Cerca invece di creare un contatto, come una mano tesa verso il pubblico in cerca di una connessione umana che faccia sentire meno soli in questo perdersi e che possa permettere di far scoprire quanto invece può essere bello e liberatorio naufragare senza più illusioni, senza più preconcetti. Aperti alla scoperta e curiosi della vita. Ecco. Questo spettacolo è un inno alla vita semplice. Senza aspettative di troppo. Un inno alla fiducia. All’accettazione di se e delle proprie possibilità. E come accade in quei momenti ogni cosa diventa parte di te e una metafora in cui riconoscersi. Attraverso il viaggio di Ulisse, i sogno della madre, una lettera d’amore persa nell’oceano.

La sua interpretazione è delicata, scanzonata, senza prendersi troppo sul serio come è giusto che sia. L’attrice ci accoglie nella sua casa in costruzione. Una casa spoglia, ancora tutta da fare. Dove ancora si è indecisi su quale possa essere il posto del passato e da dove incominciare per impostare il futuro. Resta il presente e l’unica cosa che realmente si possa fare: Incominciare, fare il primo passo. Qualcosa succederà, qualcosa succede sempre.

Michele Ciardulli

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