Recensione: “Magda – A very punk $oap opera”

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Dal 4 al 6 marzo è andato in scena a Linguaggi Creativi “Magda – A very punk $oap opera”, una commedia post-sovietica del collettivo romano Guerrilla Sports!, scritta da Michele Furfari.

Un’opera “dissacratoria, divertente, femminista e punk” che si svolge “in un imprecisato presente e in una imprecisata periferia di un imprecisato paese ex sovietico”, così definisce la rappresentazione Valentina Violo, che interpreta il ruolo di Magda, una prostituta cresciuta in un contesto sociale complesso e maschilista, dal quale cerca di scappare.

Magda rincorre il sogno della felicità, un mito di benessere che ai suoi occhi appare come un modello di vita di stampo occidentale e che prova in tutti i modi a raggiungere lavorando come sexworker BDSM. Ha tutto sotto controllo: una schiera di clienti fedelissimi, i risparmi che aumentano per raggiungere al più presto il suo sogno e trasferirsi da quella cittadina in cui è nata e cresciuta… tutto da sola, tutto con le sue forze. Finché non arriva Yusus, un giovane trapper che predica i paradigmi dell’uguaglianza e della libertà e per Magda cambia ogni cosa.

Che cos’è la libertà e come si ottiene? Su questo si interrogano Yusus e Magda, dandosi due risposte completamente agli antipodi: se per Magda la libertà è data dai soldi che guadagna, per Yusus è un ideale più alto, da raggiungere attraverso quella che lui definisce redenzione, ma di fatto è il primo a non sapere bene né perché ottenerla, né come, né quando.

E infatti la figura più nebulosa della rappresentazione resta proprio Yusus: cosa rappresenta? Un santone? Un politico? Un profeta? Tanti i riferimenti dietro al suo personaggio, del quale sarebbe stato interessante un maggiore approfondimento riguardo al suo ruolo e al suo obiettivo e che resta, forse, un po’ troppo labile. Una delle letture possibili di questo personaggio poliedrico e sfaccettato è che, proprio a causa della sua ecletticità, sia il simbolo di una mascolinità tossica radicata, che si perpetua nelle società patriarcali dall’alba dei tempi e alla quale purtroppo le donne, fin da sempre, sono soggette.

Il panorama a cui la commedia fa riferimento, soprattutto attraverso ai personaggi di Yusus e Magda, ma anche più in generale tramite tutto il contesto mostrato, è quello underground e punk contemporaneo: nessun segreto, nessun filtro, solo una realtà nuda e cruda portata sul palco, volta a togliere le bende dagli occhi e a scoprire più da vicino degli immaginari che per qualcuno possono riecheggiare ancora come dei tabù e che consentono di avvicinare al teatro un pubblico estremamente eterogeneo.

All’interno di un immaginario alla Myss Keta, quello che salta all’occhio è una visione fatalista, vicina a livello deterministico al Ciclo dei Vinti verghiano: per far fronte a una vita dura, giostrata in questa rappresentazione non da una divinità severa e imperscrutabile, ma dal maschilismo di una società patriarcale che pare quasi ineluttabile, i personaggi possono adattarsi e sopravvivere oppure soccombere nel tentativo di cambiare le cose.

Se Magda è una persona forte e temprata da anni di vita di strada, ben conscia delle regole dell’ambiente in cui vive, che usa a suo vantaggio per porsi ai vertici della catena alimentare del luogo in cui si trova, Yusus invece è il figlio di ideali lontani da lui, creati ad hoc nella sua testa per sentito dire dalla bocca di altri, ma di fatto non applicabili al suo contesto sociale, ed è proprio a causa di ciò che, a differenza di Magda, soccombe.

Un fatalismo derivante da una visione pessimistica della società contemporanea, che però sfida il fruitore ad alzarsi e ad aprire gli occhi per provare a cambiare le cose, avendo, a differenza di Magda e Yusus, i mezzi a disposizione per farlo.

Jasmine Turani

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