La direttrice dell’Accademia Ucraina di Balletto si racconta in occasione dello spettacolo in scena agli Arcimboldi
Cari Amici di ProfAmà,
Finalmente l’aria si fa più leggera.
E di leggerezza, (non solo in occasione oltre il temuto e già archiviato Venerdì 17, pronti per la Design Week -n.d.r.-), sentiamo sempre più la necessità. Oggi, in questo spazio di MilanoTeatri, ho deciso di raccontarVi di Caterina Calvino Prina.
Caterina è la direttrice e fondatrice dell’Accademia Ucraina di Balletto.
È una donna che, oltre alla passione per la danza, ha fortemente creduto nel suo progetto artistico ed educativo, conferendogli un’anima inconfondibile e coerente.
Questo, insieme a spettacoli di piena potenza visiva poetica come “La Bella Addormentata“, in scena il 25 e il 26 Aprile al Teatro Arcimboldi di Milano, ha permesso alla sua Accademia di entrare stabilmente nel circuito culturale della città, affermandosi anche a livello internazionale.
E anche nei cuori di noi milanesi. (Nel mio, di sicuro. -n.d.r.-)
L’ho intervistata per Voi.
Buona lettura!
Caterina Calvino Prina e l’amore per il balletto
L’Accademia Ucraina di Balletto di Milano, fondata da Caterina Calvino Prina celebra i vent’anni di attività con lo spettacolo “La Bella Addormentata”, confermandosi una delle realtà europee più significative nel campo dell’eccellenza e della formazione.
La meravigliosa ospite di questo nostro appuntamento sul teatro è Caterina Calvino Prina, direttrice e fondatrice dell’Accademia Ucraina del Balletto (AUB) . Il loro prossimo spettacolo è “La Bella Addormentata” che, come già anticipatoVi, andrà in scena al Teatro degli Arcimboldi, nelle serate di 25 e 26 Aprile. Insieme agli studenti dell’Accademia, si esibiranno Michal Krčmář e Yuka Masumoto, primi Ballerini del Teatro dell’Opera di Helsinki. L’OFI Orchestra Filarmonica Italiana sarà diretta dal Maestro Marco Dallara, che allieterà gli spettatori insieme al balletto.
Caterina (-Vi-) ha svelato più di una riflessione personale sul valore educativo del balletto, sulla responsabilità dell’insegnamento teatrale attuale e sulla necessità di custodire il repertorio classico senza rinunciare alla contemporaneità. Con l’emozione nel celebrare vent’anni di Accademia. Un traguardo nato da un percorso profondamente voluto e ispirato, che l’ha portata a diventare un punto di riferimento non solo nel panorama meneghino e italiano, ma anche internazionale.
VF: «Caterina, benvenuta in questo spazio dedicato a Professionisti e Amatoriali. A breve vedremo in scena “La Bella Addormentata”. Vorrei partire da una domanda che pongo spesso ai miei ospiti: che cos’è il teatro — in questo caso il balletto — per Lei?»
CCP: «Grazie! Nel mio caso, il balletto è prima di tutto formazione. I nostri studenti arrivano molto giovani -a undici anni-, e terminano il percorso in quinta superiore: in questi anni crescono non solo come artisti, ma come persone.»
“Il balletto è crescita, espressione di un’emozione e comunicazione”
«Il balletto – spiega la direttrice- è certamente una meravigliosa forma d’arte, ma per chi si occupa di educazione è soprattutto uno strumento di crescita. Formiamo sì, ballerini professionisti, ma soprattutto persone che crescono con una disciplina e un’attitudine alla vita ben precise. Ciò che gli studenti assorbono durante le lezioni di danza diventa infatti anche un modo di vivere, perché il balletto non è soltanto arte, ma è anche vita. Per questo motivo il raggiungimento del palcoscenico rappresenta un vero punto d’arrivo nel percorso di formazione nella danza. Dico sempre ai ragazzi che poter salire su un palco è un privilegio, ed è un aspetto in cui credo profondamente. Alcuni di loro proseguiranno la professione nel mondo del balletto, altri no, ma durante gli anni di studio, l’esperienza del palcoscenico è per noi parte fondamentale della formazione artistica.»
La Stagione del balletto di alunni e Compagnia
VF: «Caterina, grazie a questo respiro d’arte e teatro totalizzante avete costruito una vera stagione dedicata al repertorio classico ove i ragazzi sono integrati da subito. Una Vostra peculiarità.»
CCP: «Sì, vivono quell’atmosfera anche nella nella quotidianità, e nel poter portare in scena un certo numero di spettacoli. La nostra formazione porta ad uno spettacolo già in cartellone.
Abbiamo due spettacoli con la scuola: due in cartellone e altri due, invece, con la Compagnia. Che è nata lo scorso anno.»
VF: «Una soddisfazione enorme. Come ballerina, forse ancor più come insegnante.»
CCP: «Sai, lo è stata, grande, vedere una vera e propria piccola stagione di balletto classico per la prima volta al teatro degli Arcimboldi. Rendere possibile realizzare questa questa piccola stagione di quattro titoli. Tutto quello che noi portiamo in scena è legato proprio alle versioni originali, di repertorio. Siamo controcorrente vista la moltitudine di opere riprese, rifatte, o ristudiate se non, addirittura, ricreate. Innovare va bene, snaturare un’opera no.»
Il rapporto fra classici e contemporaneità: il capolavoro di Čajkovskij
VF: «Partendo dai classici, qual è il rapporto tra tradizione e contemporaneità di AUB?»
CCP: «Credo che i grandi classici debbano essere preservati nella loro forma originale.»
VF: «Ci parla dello spettacolo? Anche “La bella addormentata”agli Arcimboldi avrà delle piccole modifiche. Questo solo perché si tratta di ragazzi dagli 11 ai 19 anni. I pezzi dove abbiamo introdotto i piccolini, ovviamente, sono pezzi che non esistono nel balletto originale. Tuttavia, l’intera parte più tecnica è affidata ai ragazzi delle classi più grandi ed è completamente in versione di repertorio. Non ho mai fatto, ad esempio, “Lago dei Cigni” con i jeans.»
VF: «È rimasta fedele alle Sue scelte. Che condivido perché alcune raccontano una loro storia con la quale occorre coerenza. Uno dei motivi per cui sono arrivati fino ad a noi determinati classici. Opere come Il Lago dei Cigni o La Bella Addormentata rappresentano pilastri della storia del balletto. E come tali sono una forma di memoria culturale da preservare.»
In sintesi, possiamo creare nuove produzioni senza alterare opere come “Il Lago dei Cigni” o, per l’appunto, “La Bella Addormentata”. La creatività umana è potenzialmente infinita, la sfida è, invece, creare nuove opere.»
VF: «Un po’ come accadeva per il teatro antico, dove l’impresa era rinnovare il mito e celebrarlo. Innovare è fondamentale, ma sempre rispettando strutture, linguaggi e identità culturali. Lo stesso accade nel cinema, benché la differenza sia enorme. Ha una comunicazione statica, poiché lo spettatore non partecipa.»
CCP: «Si, rischiando di perdere il senso originale. Malgrado ciò si può, come in questo caso, aggiungere, purché non si ecceda o stravolga nulla.
Il repertorio classico e l’Orchestra Filarmonica Italiana dal vivo
CCP: «Inoltre -seguita- il nostro repertorio di spettacoli è accompagnato da un’eccellenza professionistica come l’Orchestra Filarmonica diretta dal Maestro Marco Dallara. Questo è un altro aspetto divenuto, purtroppo, una rarità. Una cosa che si vede sempre meno. Anche questa è un’altra caratteristica di AUB.»
VF: «Una cosa resa ancora più unica per un lavoro fatto anche da studenti.»
CCP: «È una grande gioia. Diventa sempre più raro vedere questo produzioni di questo tipo, anche in termini organizzativi e di costi. Vogliamo custodire la tradizione.
Il teatro dove ci esibiamo ha molti posti e io ringrazio il direttore artistico per aver creduto, soprattutto, nella possibilità di mantenere viva la tradizione del repertorio classico.»
L’Orchestra Filarmonica Italiana diretta da Dallara ha sede all’interno del teatro.
Caterina riprende: «Questo è un momento unico. OFI e AUB sono due realtà che convivono all’interno di questo teatro che ha ripreso vita grazie a questa nuova gestione lungimirante di Marzia Ginocchio e Gianmario Longoni. Il maestro è il nostro direttore d’orchestra perché ci segue sempre anche nel balletto con tanta pazienza.»
Una “Cenerentola” nuova per i più piccoli
CCP: «Ad esempio, ho scelto di realizzare una Cenerentola completamente nuova, con musiche originali composte appositamente. La volontà di rivolgersi ai bambini ha condizionato questa decisione. La musica originale di Prokofiev, pur universalmente straordinaria, è molto complessa e impegnativa per i più piccoli. In questo modo, permettiamo loro di avvicinarsi all’atmosfera fiabesca con un immaginario più leggero e immediato.
Questo spettacolo è il secondo spettacolo con i ragazzi, mentre degli altri due ce ne sarà un altro, ancora in stagione. Allora, no, abbiamo fatto a ottobre del 2025 abbiamo fatto La fille mal gardée e a gennaio del 2026 abbiamo fatto il lago dei Cigni. La bella Addormentata chiude questo anno»
Il Gran Galà d’anniversario
Il 10 Maggio, per celebrare la longeva attività, Caterina e gli insegnanti della sua Accademia hanno organizzato un evento speciale: il Gran Galà di AUB.
CCP: «A festeggiare il nostro importante traguardo ci sarà un Gran Galà il prossimo 10 Maggio. Vi prenderanno parte anche molti ex allievi dell’Accademia che hanno dimostrato grande entusiasmo l’invito a tornare ad esibirsi con e per noi. »
La collaborazione con TAM ha una storia ormai longeva. Dopo più di dieci anni di spettacoli insieme, la scelta del luogo dove fare un omaggio al percorso di crescita, stimoli e successi di Caterina e della sua Academia Ucraina di Balletto è naturalmente il palco dell’Arcimboldi. Non avrebbe potuto essere diversamente. L’occasione è ripercorrere un impegno bilaterale di arte e istruzione accademica e didattica in una dimensione futura che guarda nella stessa direzione. Accademia e Formazione TAM, insieme. Riguardo agli allievi, si assisterà ad un piccolo compendio da “Cenerentola”; altri professionisti presenteranno “Rivoluzione Silenziosa” (basata sulla gentilezza come atto rivoluzionario) con Formazione TAM pur sulle note del Quartetto n. 14 di Beethoven, che svelerà un’insolita danza contemporanea.
Una festa fra ospiti e graditi ritorni
La serata si strutturerà i due parti diverse: nella prima, si esibiranno gli studenti dell’Accademia in un insieme di estratti di repertorio dagli spettacoli degli scorsi cartelloni. Nella seconda parte, gli ex allievi delizieranno ulteriormente la platea con momenti dedicati ai piani significativi per la storia di AUB. Un fil rouge che collega in sintesi storia, tradizione, formazione in una continuità che riguarda e mantiene solidi legami fra passato, presente e un futuro che vive e anima il teatro classico. Il quale, anche grazie all’eccellenza di AUB, ha raggiunto picchi di celebrità nel mondo. A sottolineare come il comparto di ballo di TAM sia ormai forte e strutturato in più linguaggi, vi sarà una parte ripresa dalla commedia musicale originale TAM “Equilibri sopra la follia”.
Un programma incredibilmente ricco, con la presenza di grandi ballerine, danzatori, étoiles, Maestri ed ospiti internazionali che hanno contribuito a regalare al balletto amato da Caterina Calvino Prina un prestigio enorme. Fra essi: Yolanda Correa Frias (Prima ballerina del Teatro dell’Opera di Oslo) & Michal Krčmář (Primo ballerino del Teatro dell’Opera di Helskinki), che danzeranno sulle note di “Spartacus” di Lucas Jervies.
La costruzione spettacolare
(Ok, lo so… ho divagato. Ma lo sapete, mi piace aggiornarvi perché siate consapevoli di cosa sbaglierete, mancando a simili eventi. Faccio un passo indietro per tornare alla nostra preziosa intervista con Caterina. -n.d.r.-)
Incredibilmente, il tempo per preparare uno spettacolo è poco, circa un mese. La scelta è dare priorità alla scuola.
VF: «Quanto tempo richiede la preparazione di uno spettacolo?
CCP: «Generalmente iniziamo circa un mese prima della messa in scena. Durante l’anno, però, la priorità resta lo studio della tecnica quotidiana. Indicativamente iniziamo un un mese prima. I ragazzi devono studiare, cioè durante l’anno è importantissimo che loro non perdano la scuola. Questo, benché preparare lo spettacolo sia a sua volta studio del repertorio. In ogni caso per loro è un modo di studiare, però non possiamo portare via troppe ore a studio della tecnica quotidiana. Oltretutto, i ragazzi studiano anche tante ore.»
Agli spettacoli partecipano tutti gli studenti, dai più piccoli ai più grandi. I ruoli principali, ovviamente, sono affidati agli allievi più avanzati. Coinvolgerli tutti nell’esperienza scenica ha un impatto forte e positivo su ognuno di loro.»
Giovani e grandi professionisti
VF: «La tradizione è essenziale per una corretta diffusione nel tempo. E i ragazzi, come vivono l’esperienza scenica?»
CCP: «Con grande senso di responsabilità. Gli studenti condividono il palcoscenico con primi ballerini provenienti da importanti compagnie internazionali. Questo permette loro di confrontarsi con un livello professionale elevato e di comprendere concretamente cosa significhi vivere il teatro come mestiere. Il Teatro degli Arcimboldi ha circa 2200 posti: non si tratta solo di parenti e amici, ma di un pubblico reale. Certo, l’applauso finale è sempre molto appagante.»
VF: «Perciò, gli studenti condividono il palco con primi ballerini provenienti da grandi teatri internazionali.»
CCP: «Si. Molti sono ètoiles. Diamo ai ragazzi la possibilità di ballare a fianco di persone che lo fanno chiaramente già a livello professionale»
VF: «Dev’essere per loro parecchio stimolante e valido come modello professionale concreto.»
CCP: «Decisamente. Gli artisti ospiti, nonostante il livello elevato, dimostrano sempre grande disponibilità e attenzione verso i ragazzi. Abbiamo sempre avuto la fortuna di avere professionisti che si sono dati completamente. Gli allievi, tante volte temono arrivino e non li guardino in virtù del loro essere studenti. Inaspettatamente, quando percepiscono il tipo e il livello di spettacolo, i nostri ospiti hanno sempre regalato veramente donato loro tanto di se stessi. Elogiandone la professionalità. Un grande momento per loro.»
Gli spettacoli dell’AUB di distinguono anche per il livello altissimo di scena e costumi
«Anche se sono studenti giovani, lavoriamo attentamente su scenografie e costumi, realizzando uno spettacolo che sia professionale a tutti gli effetti. Un’ulteriore eccezionalità per i ragazzi. Penso che vivere costantemente il teatro nel vivo, ovvero sul palco, offra un valore incredibile anche per le loro famiglie.»
Nel proseguo della nostra telefonata, Caterina racconta:
Costumi e scenografie sono il risultato di un lavoro costruito in tutti questi anni: all’inizio affittavamo materiali, poi abbiamo iniziato a realizzare gradualmente i nostri allestimenti. Avendo tanti contatti con i paesi dell’Est e con le realtà locali, poi grazie anche alla sede centrale di Kiev, che mi aiutava riuscivo a creare le perfette ambientazioni. In seguito ho iniziato ad acquistare i nostri fondali, uno all’anno fino ad oggi. Come formichine. Ne abbiamo uno adatto per i principali balletti: “Lago dei Cigni”, “La bella addormentata”, “Lo Schiaccianoci”, “Corsaro”, “Don Chisciotte”. Lo stesso per quinte e costumi. Ne andiamo molto fieri, e sono uno dei nostri punti di forza e vanto. Grazie anche agli spazi del del teatro abbiamo la possibilità di tenere tutto lì.
VF: «Un lavoro certosino!»
CCP: «Possedere gran parte degli elementi scenici dei principali titoli di repertorio è sempre molto difficile, o perlomeno non così frequente»
VF: «Inglobare studio e studio della danza facilita il compito, spesso oneroso, delle famiglie di spostare i loro ragazzi da una parte all’altra.
CCP: «Certo, avere tutto insieme sicuramente li aiuta, e permette anche loro di vedere come funziona nel professionismo.»
Il palcoscenico come elemento accademico
VF: «Tornando al percorso educativo, offrite la peculiarità di combinare studio e disciplina di danza.»
CCP: «Per noi in Accademia è basilare che ciascuno degli allievi abbia sempre un’alternativa alla danza, offrendo per questo il migliore percorso scolastico. Permette loro di mantenersi fra la dimensione del sogno da realizzare, senza perdere il contatto con la realtà.»
La danza, essendo una delle arti performative, non è soltanto gesto e tecnica. A questo proposito, l’accademica, sempre con passione e grande interesse, ci racconta con un velo di rammarico che «Oggi purtroppo si tende spesso a considerare solo questo aspetto della danza, mentre il balletto è soprattutto espressione, comunicazione ed esperienza artistica completa, capace di unire tecnica, sensibilità ed emozione.»
In merito, ribadisce che il palcoscenico rappresenta un traguardo importante: salire su un palco è un onore.
«Anche per chi non proseguirà professionalmente, l’esperienza scenica resta una parte fondamentale della formazione, perché la danza non è solo tecnica o virtuosismo, ma comunicazione ed emozione. Poterlo fare durante anche gli anni di percorso per diventare ballerini per me è molto importante. Pertanto arrivare poi al momento dello spettacolo è “il momento”, un punto d’arrivo. Il valore aggiunto di un palco come quello degli Arcimboldi, essendo comunque loro tutti studenti, è una grande fortuna. Per loro, e per la possibilità di essere strumento di comunicazione.»
La responsabilità dell’insegnamento
VF: «Assolutamente, questa è più che mai una linea di pensiero encomiabile. Un determinato approccio a disciplina, educazione forma, inevitabilmente, anche la persona. Che si rivela predisposta a seguire gli impegni, essere egualmente presente per sé e per gli altri, mantenendo comunque un certo rigore. Vista anche la prospettiva attuale dei molti ragazzi, forse sarebbe anche un pochino da condividere maggiormente.»
CCP: «Spesso dico ai genitori che quando ci troviamo a lamentarci o quando accade qualcosa di difficile, credo sia importante ricordare ciò che succede al di fuori di queste mura. Di frequente tendiamo a concentrarci esclusivamente sulle difficoltà quotidiane, ma è anche utile mantenere uno sguardo più ampio sul contesto in cui viviamo e lavoriamo.»
(Non posso che supportare questa forma mentis, e la nostra piacevole chiacchierata volge verso l’importanza dell’educazione. Pensieri a parte, riprendiamo… -n.d.r.-)
VF: «Un percorso artistico strutturato contribuisce anche alla formazione personale. Ritiene che oggi ci sia il bisogno di recuperare un certo rigore educativo?»
CCP: «Credo di sì. Oggi se ne avverte molto più la sensazione, o la responsabilità di fare piuttosto che in passato.»
Le sfide negli anni
VF: «Mi è capitato spesso di confrontarmi con persone che lavorano nel teatro o in altri ambiti culturali correlati, e più di uno sottolinea quanto oggi si percepisca la fatica del lavoro nel settore artistico.»
CCP: «La difficoltà esiste, si sente molto la fatica proprio di lavorare. All’inizio, era complesso imporsi in una realtà complessa e competitiva come Milano. Ammetto, non è stato semplice. Il settore della formazione artistica, in particolare quello della danza e del teatro, richiede determinazione, una visione chiara e la forza di continuare. I momenti difficili sono stati numerosi, ma hanno contribuito a consolidare un’identità chiara e riconoscibile.»
Continua:
«Mi dico spesso: finora sei andata avanti per la tua strada, e i risultati ci sono, allora penso che alla fine stiamo facendo bene. Il problema attualmente non è più una questione di pochi iscritti, come poteva essere all’inizio, bensì il fare continuare ad allievi ed allieve a credere. Che la strada sia percorribile, e senza vie agevolate. Lo studio e l’impegno, dico loro, ripagano. Anche in altri ambiti.
Un esempio recente è quello di una ragazza diplomatasi lo scorso anno: benché abbia deciso di non proseguire la carriera di ballerina e di iscriversi alla Facoltà di Medicina, dopo qualche mese mi ha aggiornata sul suo percorso. Mi ha detto di sentire dentro di sé una marcia in più, preparazione scolastica e, soprattutto, per la resilienza imparata negli anni. Ha la sensazione di potercela fare. Questo mi fa realizzare che nonostante vivano questi otto anni senza comprendere tante cose, regole, e tanti sacrifici, in realtà a distanza di tempo si rendano conto che ne è valsa la pena.
Questa è una galvanizzazione dello spirito e della mia -della nostra- voglia di fare.»
Gli effetti della pandemia
L’argomento è delicato. Un globale senso inevitabile di smarrimento, frustrazione, dolore, rabbia, negazione e surrealtà ci ha assaliti. Tutti. C’è chi lo ammette, e chi non si sdegna nel farlo, perché sono crollate tutte le nostre certezze.
E l’uomo, per la sua stessa natura, cerca risposte, necessita di certezze in cui rifugiarsi. Ricordo ancora come si sussultasse e si pregasse -in qualsiasi forma umana di speranza alla Armageddon- in Qualcosa. Accadeva davanti all’eco di un’ambulanza che trasportava indipendentemente affetti e sconosciuti. Come se avessimo riscoperto, per un attimo, il valore dell’umanità. Scrissi di questo, e mi definirono, con mia grande commozione, “un cuore che cammina”. E i cuori che camminavano erano i nostri.
Ci siamo lentamente ripresi, a livello lavorativo (più o meno), a livello di socialità (e pure qui, avrei da sollevare osservanze), e come persone, senza dimenticare l’importanza del valorizzare gli aspetti meno effimeri che eravamo soliti trasformare in bisogni primari. Almeno in parte, almeno dai balconi, abbiamo riscoperto il bisogno di lavorare e di comunicare. Non solo tramite uno schermo.
Riprendendo le parole di Caterina:
«Il periodo del Covid ha rappresentato una delle prove più difficili. Dopo il primo periodo di chiusura, fino a giugno del primo anno, l’accademia ha avuto la possibilità di rimanere aperta grazie alla presenza del convitto interno.
Molti allievi comprendono pienamente l’importanza delle regole, della disciplina e dei sacrifici richiesti solo a distanza di anni. In quel momento, però, è stato anche più difficile spiegare loro cosa avrebbe comportato uscire dai convitti e dall’Istituto. La paura delle famiglie era, comprensibilmente, enorme.
La struttura residenziale ha permesso agli studenti di continuare il percorso formativo in sicurezza, creando una sorta di isolamento protetto che ha garantito la continuità delle nostre attività didattiche.
Rimanere aperti in un periodo così critico è stata certamente una fortuna, ma anche una grande responsabilità. Il rischio era elevato: in caso di contagio, la struttura avrebbe potuto diventare un caso mediatico rilevante e terribile. Le preoccupazioni erano condivise anche dalle famiglie degli allievi, consapevoli della delicatezza della situazione.
Essere tra le poche realtà rimaste operative non significava, quindi, essere privi di difficoltà. Era, invece, trovarsi di fronte ad una sfida complessa sotto molti punti di vista: organizzativo, sanitario ed emotivo.
Ma poi hanno fatto loro il principio che il percorso artistico non formi soltanto danzatori o attori. Esso contribuisce allo sviluppo personale, rafforza resilienza (parola dell’anno 2021 -n.d.r.-) determinazione e capacità di affrontare le difficoltà.
“Ora la voglia di fare è più grande di prima”
Quando però oggigiorno parlo con i genitori dei miei allievi, paragono questo periodo a un dopoguerra, nel quale occorre ripartire. Abbiamo raggiunto proprio il minimo storico, e io voglio sperare invece che da qui ci possa essere una ripartenza, esattamente come accade sempre in seguito a un periodo difficile. In particolare, spero che che ora accada anche per il teatro, per noi quali scuole di formazione e più in generale, per tutte le attività artistiche. Incluse anche quelle sportive che dopo il COVID, associato ad un periodo come quello di una guerra. Non nel senso tradizionale, ma come crisi profonda che ha inciso sulla vita culturale, educativa e sociale.»
L’illuminata Preside conclude dicendo che la voglia di fare, dopo tanta angoscia e difficoltà, si è amplificata.
«A seguito del Covid, la nostra voglia è diventata ancora più grande, perché essendo stati bloccati, fermati in quello che amiamo fare, ne abbiamo percepito maggiormente il valore. Abbiamo sentito la necessità viscerale di comunicare attraverso la danza. Insomma, questo è quello che spero io, in prima persona.»
Vent’anni di attività: un anniversario che conferma la solidità del progetto
Il 10 maggio, dopo lo spettacolo de La Bella Addormentata, l’accademia celebrerà vent’anni di attività con un evento speciale. Numerosi ex allievi torneranno per partecipare a questa celebrazione, molti dei quali hanno accolto con entusiasmo l’invito a far parte di un momento così significativo.
Il ritorno degli ex studenti rappresenta una conferma importante del valore del percorso svolto. Anche quando durante gli anni di formazione alcune scelte possono risultare difficili da comprendere, con il tempo emerge la consapevolezza dell’importanza delle regole, dell’impegno e dei sacrifici affrontati.
Guardando indietro, vent’anni rappresentano un traguardo significativo che dimostra la solidità di un progetto educativo e artistico capace di evolversi senza perdere la propria identità.
Formazione artistica e adolescenza: una sfida educativa complessa
Lavorare con giovani studenti significa confrontarsi quotidianamente con un’età complessa come l’adolescenza. Si tratta di una fase intensa, caratterizzata da cambiamenti profondi e da una forte ricerca di identità.
Entrare in sintonia con i ragazzi e accompagnarli lungo un percorso strutturato richiede sensibilità pedagogica, coerenza e capacità di creare un dialogo costruttivo.
Nonostante le difficoltà, la crescita personale degli allievi rappresenta uno degli aspetti più gratificanti del lavoro educativo.
La mia soddisfazione più grande è vedere il tipo di persone che sono diventati i miei studenti
«Inevitabilmente, la disciplina rappresenta un elemento fondamentale della formazione artistica. Ma la mia più grande gratificazione resta vedere il tipo di uomini e di donne che diventano gli studenti al termine del loro percorso. Probabilmente non svolgerei questo lavoro se non ci fosse anche questa dimensione educativa. Quest’anno celebriamo i due decenni dell’Accademia e posso dire che il motivo principale per cui continuo con convinzione è proprio questo.»
L’arte è bellezza
VF: «Ce lo auguriamo anche noi! L’arte per me è sinonimo di bellezza, perciò necessaria. Parlando di educazione, credo che occorra educare tutti alla bellezza. A coglierla anche in una piccolissima cosa. Sfortunatamente, carpire anche la piccola cosa è un po’ un criterio che pare sottovalutato nella nostra società. Leggermente incline a non mostrare la parte bella.»
CCP: «L’arte, corretto, è bellezza. Certamente, e purtroppo un po’ si sta perdendo. Ma lavorare su questo crea spiragli positivi per il futuro dei nostri ragazzi.»
I vent’anni dell’Accademia
VF: «L’Accademia festeggia, dunque, vent’anni di attività. Come è nata questa realtà?»
CCP: «Una bella storia. Vent’anni sono tanti, una sfida importante, soprattutto in una città come Milano, dove esistono istituzioni molto consolidate. All’inizio mi ero data cinque anni di tempo per capire se il progetto potesse funzionare, poi cinque sono diventati dieci, e oggi siamo arrivati a venti!
Sul territorio di Milano ci sono altre grosse realtà, però credo che il nostro lavoro sia sempre proprio stato contraddistinto dal fatto di andare avanti per la nostra strada. Ho voluto far crescere l’accademia con determinati principi.»
Mi complimento, perché queste sono realmente persone che regalano la loro esperienza donando un sogno.
La collaborazione con l’Istituto delle Marcelline: il progetto Arte, Formazione e Cultura
Uno dei pilastri dell’Accademia è il progetto Arte, Formazione e Cultura (AFC), realizzato in collaborazione con l’Istituto delle Marcelline, in cui il binomio accademico e danza sono fondati sull’eccellenza.
CCP: «Abbiamo sempre seguito una nostra direzione in cui riconoscerci, fondata su principi molto chiari. Tant’è che insieme all’Istituto delle Marcelline abbiamo ideato il grosso progetto Arte, Formazione e Cultura. Esso affianca al percorso coreutico un percorso scolastico di un certo livello. Ho sempre pensato che negli anni che stiamo vivendo, l’eccellenza sia fondamentale. Come già detto, questi otto anni di vita dei ragazzi possono essere attraversati da tantissime cose e momenti di ripensamento o sviluppi a livello fisico che non consentono di proseguire. E per cui era ed è fondamentale una solida cultura indipendentemente dal diventare ballerini.»
Con molta modestia, Caterina afferma di essere riuscita a raggiungere questo traguardo mirabile grazie alle persone che l’hanno accolta, compresa e supportata, come le Suore.
«Ho avuto la fortuna di incontrare persone di grande aiuto. A partire dall’Istituto delle Marcelline con le Suore. All’inizio facevano fatica a capire cosa vi fosse dietro al progetto, mentre adesso sono veramente sempre in prima linea con me. Grazie anche a loro anche è nato AFC. Naturalmente, altro enorme merito e fortuna è la partecipazione della direzione di teatri con i quali collaboriamo.»
“Per me è fondamentale che i ragazzi abbiano una formazione culturale solida: sognare, ma con i piedi per terra”
La missione, come insegnante, è seguire i ragazzi nel loro percorso dall’inizio alla fine, tenendo alla base l’ipotesi che e l’impegno a offrire ai ragazzi un’ottima base nozionistica e scolastica. Le idee dei ragazzi possono cambiare. O, a volte, cambiano le condizioni fisiche durante la crescita.
Calvino Prina prosegue: «In otto anni possono accadere molte cose: cambiamenti fisici, ripensamenti, infortuni. Per questo è importante offrire loro anche strumenti alternativi.
Siamo passati da 13 studenti del primo anno a circa 250. Un altro dei motivi che mi spinge ad essere ancora qua come impegno verso tutti questi ragazzi.»
VF: «È effettivamente una grande responsabilità.»
CCP: « Sì, anche perché molti provengono da lontano, lasciano le loro case giovanissimi e vivono in convitto. Il nostro motto è: sognare, ma con i piedi per terra.
Diventa necessario per me che ciascuno di loro abbia la consapevolezza di non perdere mai la dimensione del sogno nel credere in una strada per molti impossibile da perseguire, con una valida alternativa formativa, oltre il performativo.»
Gli allievi e l’esperienza del palcoscenico
VF: «La tradizione è essenziale per una corretta diffusione nel tempo. E i ragazzi, come vivono l’esperienza scenica?»
Un pubblico affezionato e un incontro prezioso
I ragazzi in scena si esibiscono spesso per giovanissimi coetanei.
VF: «Che tipo di spettatori assistono ai vostri spettacoli?»
CCP: «Questo è un aspetto molto bello: si è creato un nostro pubblico, composto sovente da scuole di danza che ci seguono. Hanno la stessa età dei nostri. Diventa un modo di sostenerci no gli uni con gli altri. Un’esperienza privilegiata bellissima grazie, anche, alla Direzione di TAM che ci dà questa opportunità. Crede dei giovani con questo progetto.
VF: «Un prezioso dialogo prezioso tra generazioni che permette di sostenersi e confrontarsi con altri giovani artisti.»
La collaborazione con il TAM: “respirare l’arte è un valore aggiunto”
Con la sua Accademia, Caterina Calvino Prina è riuscita a far diventare il TAM una sede stabile per i suoi allievi. Il teatro, infatti, accoglie in palisesto fisso quattro spettacoli dell’AUB. Come vedremo, ci sono annualmente due spettacoli realizzati dai soli professionisti, e due con la partecipazione attiva degli allievi, i veri protagonisti.
La Scuola di Danza del Teatro Carcano e la recente collaborazione dell’Accademia di Caterina
Dall’anno scorso è partita la collaborazione con il prestigioso Teatro Carcano. Questo ha permesso di ampliare ulteriormente le opportunità artistiche di AUB.
«In base al programma formativo, difatti, le lezioni si dividono fra i due teatri. Al Carcano vi è anche la sede della Scuola di Danza del Teatro Carcano, la cui gestione ci è stata affidata dal Teatro.»
Vivere il palcoscenico nel percorso educativo
CCP: «Esatto. Proprio per questo, l’educazione attraverso la danza può offrire un contributo importante nello sviluppo di equilibrio, presenza e continuità nel percorso personale e professionale dei ragazzi. La possibilità di far loro vivere l’esperienza del palcoscenico durante gli anni della formazione è per me preponderante. Arrivare al momento dello spettacolo rappresenta infatti un vero punto focale del percorso educativo e artistico. Farlo, oltretutto, su un palco come quello del TAM, quali studenti, è un grande privilegio per loro e un’opportunità preziosa per diventare autentici strumenti di comunicazione attraverso la danza.»
VF: «Questo è un pensiero molto importante soprattutto quando si riflette sul valore della disciplina nella formazione dei giovani. Mostra loro anche la forma più alta del vivere come professionisti, senza edonismo.»
CCP: «Un determinato approccio allo studio della danza classica e un percorso educativo strutturato contribuiscono infatti alla crescita della persona, aiutando gli studenti a sviluppare senso di responsabilità, capacità di rispettare gli impegni e consapevolezza del proprio ruolo, sia per se stessi sia nel rapporto con gli altri.»
VF: «Permette loro di poter fare una scelta anche più coerente con il loro con quello che loro vogliono dal futuro, suppongo.»
CCP: «Esatto. Proprio per questo, l’educazione attraverso la danza può offrire un contributo importante nello sviluppo di equilibrio, presenza e continuità nel percorso personale e professionale dei ragazzi.»
La metodologia Vaganova per un’innovativa visione pedagogica
VF: «Dal punto di vista metodologico, quale impostazione predilige?»
CCP: «Apprezzo molto la metodologia Vaganova, soprattutto per la formazione dei più giovani, per la sua struttura logica e coerente.
Nei livelli più avanzati, trovo particolarmente significativo il lavoro sulla qualità del movimento e sull’espressività delle braccia. Specialmente nei ballerini più grandi, conferisce al gesto una dimensione lirica. Lo prediligo perché si caratterizza pure come morbido, e molto espressivo. Resta pur sempre una scelta personale, non vi è una metodica migliore rispetto ad un’altra »
L’attenzione al benessere degli studenti
L’Accademia offre anche supporto psicologico per affrontare le difficoltà legate alla pressione fisica e artistica, promuovendo un rapporto sano con il corpo e con regimi alimentari corretti.
VF: «Avete introdotto anche un supporto psicologico per gli studenti.»
CCP: «Sì, collaboriamo con una psicoterapeuta. Il percorso formativo è impegnativo e può comportare momenti di difficoltà. Sono seguiti in qualsiasi fase delicata possano attraversare.»
La ricerca costante di combinare corpi in salute
Per quanto riguarda l’alimentazione, è importante educare a un rapporto equilibrato con il proprio corpo.
CCP: «Le ballerine devono mantenere una forma fisica adeguata, ma è importante educarle a un rapporto sano con il cibo. Non privazione, ma di equilibrio e consapevolezza. Se emergono comportamenti non corretti interveniamo tempestivamente, anche sospendendo l’attività per un certo periodo. È una misura di tutela per loro. La loro salute viene prima di tutto.»
VF: «Decisione lodevole. Conosco personalmente alcune ex ballerine di una scuola molto prestigiosa consumatesi per una serie di disturbi del comportamento alimentare imputabili a un rigore alimentare estremo e sconsiderato rispetto alle numerosissime ore di allenamenti estenaunti. Devast…»
Incalza Caterina: «Decisamente. Noi al primo segnale di squilibri del genere, complice la fatica e l’impossibilità di allenarsi, fermiamo le loro ore di danza. Pare una forma di punizione, però è una preservazione. Posto che in 8 anni il corpo di una ragazza che diventa donna sia in costante cambiamento, trovo sbagliatissimo un tale approccio. Molte fanno tanta, tantissima fatica, e spesso il fisico non risponde come vorrebbero. Io dico loro di darsi tempo per assestarsi, senza ammalarsi.»
Il progetto di accoglienza per studenti ucraini: “l’arte può davvero unire”
VF: «Nel 2022 avete accolto studenti provenienti dall’Ucraina.»
CCP: «Sì, è stato un momento molto complesso. Grazie all’Istituto delle Marcelline e alla generosità di molte famiglie milanesi siamo riusciti ad accogliere oltre cinquanta persone tra studenti e madri.
Il progetto continua ancora oggi, perché purtroppo la situazione non si è risolta, benché se ne parli poco. Alcuni studenti si sono diplomati, altri stanno proseguendo il loro percorso con noi.
L’arte, in questo senso, può davvero unire.»
Social media e talent televisivi: l’esperienza teatrale è insostituibile
VF: «Domanda a bruciapelo. Lei è a contatto con i ragazzi costantemente, molti dei loro coetanei ambiscono a scuole in tv. Qual è la sua opinione sui talent e sulla presenza della danza nei social media?»
CCP: «Come in tutte le cose, esistono aspetti positivi e negativi. I talent possono riavvicinare il pubblico alla danza, ma rischiano anche di rendere l’arte troppo semplificata.
Il teatro offre un’esperienza insostituibile: il rapporto diretto con il pubblico permette di percepire e donare profondità al gesto artistico.
Sui social spesso prevale il virtuosismo tecnico, ma la danza è molto di più: è espressione, emozione, comunicazione.
È importante ricordare che la realtà della danza si costruisce quotidianamente in sala prove.»
I giovani oggi sono sottoposti a un confronto continuo con immagini spesso filtrate. È importante ricordare che la crescita artistica nasce dal lavoro quotidiano, non dalla ricerca della perfezione immediata. Dobbiamo infondere la coscienza di comprendere come una stessa immagine possa essere rifatta centinaia di volte, prima di risultare “perfetta”, quindi artefatta. Questo, altrimenti, può generare più fragilità.»
È stato un momento molto intenso. Grazie all’Istituto delle Marcelline e alla disponibilità di molte famiglie milanesi siamo riusciti ad accogliere numerosi studenti e le loro madri. Il progetto prosegue ancora oggi. In situazioni di crisi l’arte può diventare uno spazio di incontro e di continuità.
Proiettarsi verso il futuro
VF: «Dopo vent’anni, quale risultato sente più significativo?»
CCP: «Vedere i nostri ex allievi affrontare il loro percorso con consapevolezza, dentro o fuori dal mondo della danza. Sia che lavorino in compagnie importanti, sia che affrontino altri percorsi con determinazione. Quando i miei studenti, alle prese con il mondo, mi rivelano di sentirsi più forte grazie agli anni trascorsi in Accademia, capisco che il lavoro ha avuto senso.
La formazione artistica non crea soltanto interpreti, ma individui capaci, riguardevoli, maturi in grado di affrontare la complessità fragile del presente.»
Salutarsi a Primavera
«Caterina, Ti sono grata perché è stato un arricchimento parlare con Te. L’educazione al bello è sempre una cosa da elogiare. Grazie, anche a livello personale e come comune cittadina che trova in queste realtà speranza per il futuro.»
CCP: «Insomma, ci proviamo. Grazie a te, ci vediamo presto!»
Io e Caterina, alla fine della nostra conversazione, ci salutiamo così, dandoci del Tu.
Come in un dialogo fra nuove amiche. Mi invita a vedere prove e spettacoli (un regalo inatteso da cuoricino). Assisterò di certo a “La Bella Addormentata” ascoltandone l’orchestra, in una delle prossime serate, finalmente meno buie. Leggere. Badate che “la leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”, scrisse Mattea Rolfo. (Non Calvino, eh… -n.d.r.-)
Puntualmente le giornate si allungano e, nonostante questo mondo un poco smarrito, non senza un pensiero da tenere vigile verso gli oppressi, l’umore oltre l’allergia (dovrei quasi scriverlo… -n.d.r-) migliora. La luce, i colori, le risate condivise nei parchetti che si rianimano fra un gelato e una festicciola, sembrano davvero allietarci.
Come la poesia e la danza degli animali innamorati. Un’atmosfera naturale leggiadra, a tratti. E, pensando alla leggiadria, è così che la mente vaga in una realtà diversa, da cassetto riaperto (non di quelli del Salone) o, perché no, da sogno.
Puro lirismo estetico. Come quello che il balletto ispira e regala.
La Bella Addormentata –senza fare spoiler– si risveglia, la Primavera pure. E noi con lei.
Anche se non avete (o avete riposto in un armadio ben custodito dalle nonne, come nel mio caso- n.d.r.-) una tutù, correte a vederla.
Unicum del teatro, alla faccia di Timothée
Veronica
Dove: Milano, Teatro Arcimboldi (Viale Dell’Innovazione, 20)
(Sede Accademia: Via Quadronno, 15 c/o Istituto Marcelline)
Quando:
“La Bella Addormentata”: Sabato 24 e Domenica 25 Aprile
“Gran Galà” Domenica 10 Maggio






*Immagini tratte dalle pagine Social di Accademia Ucraina di Balletto
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