Nelle brochure distribuite all’ingresso del teatro, “Frida Opera Musical” si presenta come kolossal, un termine spesso inflazionato quando si parla di spettacoli. In questo caso, però, è davvero difficile trovare una parola più adatta per descrivere il lavoro di Andrea Ortis. “Frida Opera Musical” è imponente e maestoso, rapisce cuore e mente dello spettatore per portarlo in Messico, ma anche negli Stati Uniti e in Francia a seguire i passi della straordinaria vita di Frida Kahlo.
Fin dalla prima scena si capisce di essere di fronte a qualcosa di speciale. Ortis e il suo cast creativo ci hanno lavorato per quasi due anni, sostenuti dalla MIC International Company con Lara Carissimi come produttore esecutivo. Gianmario Pagano ha affiancato Ortis nel testo mentre liriche e musiche sono firmate da Vincenzo Incenzo. Brani che tendono al pop mischiandosi ovviamente al ritmo mariachi compresa l’iconica “Cielito Lindo”. Ballate, ritmi tribali, duetti, cori il repertorio musicale di Frida spazia davvero tanto senza però creare confusione. È uno splendido mix di suoni e di lingue tra italiano, spagnolo e un pizzico di inglese, variegato e ricco di sorprese come la vita della protagonista.
A interpretare Frida c’è Federica Butera che, oltre ad avere una bellissima voce, ha il merito di essere davvero riuscita, col suo canto e la sua recitazione, sia le gioie che le sofferenze della famosa pittrice messicana. Andrea Ortis è anche in scena, nei panni di Diego Rivera, il grande amore di Frida. La sua interpretazione è profonda come la sua voce. Nel cast anche Drusilla Foer, non certo una prova facile trovandosi in mezzo a esperti del settore cresciuti col musical. Drusilla arriva da un altro tipo di spettacolo, ma la sua presenza scenica l’aiuta a superare ogni ostacolo, il suo personaggio è perfetto per lei e con un’emozionante monologo finale conquista la promozione a pieni voti. Tutto il cast merita gli applausi ricevuti, musicisti mariachi compresi. Le coreografie Marco Bebbu sanno accompagnare nel modo giusto i brani creando azioni corali particolarmente affascinanti.
Il personaggio di Drusilla è sicuramente quello più affascinante, esce dal reale per entrare nel mistico e unire il mondo dei vivi con quello dei morti. La Catrina, nota anche come Calavera, è un’icona della cultura messicana, in particolare del Dia de los Muertos, e ha il compito di ricordare come la morte sia una parte naturale della vita. In questa storia, infatti, c’è tanta poesia e tanta filosofia. Il racconto della vita di Frida è solo un tramite per parlare di amore, di libertà, di arte, di emancipazione, di vita e di morte.
Le vicende della pittrice sono davvero coinvolgenti, la sua vita è stata una montagna russa, picchi di successo e terribili sventure, ma la sua determinazione non è mai venuta a mancare, fino all’ultimo Frida ha lottato senza tirarsi indietro né lasciarsi soggiogare dalla sfortuna.
Le scenografie di Gabriele Moreschi (che ha fatto un grandissimo lavoro anche con Flashdance) sono uno dei tanti fiori all’occhiello. Si riesce a viaggiare da Coyocan a New York fino a Parigi ed è perfetta l’armonia col progetto luci associato di Valerio Tiberi e Virginio Levrio e col progetto video di Virginio Levrio. Il risultato è il giusto equilibrio tra reale e virtuale dove l’innovazione non risulta invadente, ma fa da supporto a una imponente scenografia tradizionale. Una citazione speciale merita una delle scene finali dove, tra la voce di Ortis e l’apparato scenico di Moreschi, diventa davvero difficile non commuoversi.
Non vanno dimenticati i costumi di Erika Carretta che seguono bene la linea temporale da inizio ‘900 fino alla metà del secolo distinguendosi anche a seconda della parte del mondo in cui la storia si svolge.
“Frida Opera Musical” è realizzato in collaborazione con il Museo Frida Kahlo “Casa Azul” e il Museo Diego Rivera Anahuacalli di Città del Messico e con il Patrocinio dell’Ambasciata del Messico in Italia. Dopo il Teatro Arcimboldi, proseguirà il suo tour fino a dicembre, ma questo spettacolo merita molte più date. Lo immaginiamo al tramonto in un anfiteatro siciliano e all’Arena di Verona. I soprattitoli in inglese presenti a teatro sono la prova che la MIC International Company non vuole e non deve porsi limiti. Uscire dai confini nazionali dovrebbe essere un obiettivo per questa opera che ha tutte le carte in regola per girare il mondo e rendere orgoglioso il settore dello spettacolo Made in Italy.
Ivan Filannino
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